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| Villa Duchessa di Galliera a 360° |
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CENNI STORICI
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Il nome della Villa "Duchessa di Galliera" si riferisce all'ultima nobile proprietaria,
ma per sua volontà testamentaria il nome di questo luogo doveva essere "Brignole-Sale"
il nome cioè della famiglia che l'aveva posseduto per tanti secoli.
Risale infatti al 1675 l'acquisto "di una villa vineativa, arborativa e in parte boschiva
chiamata il Paraxo" pagata Lire 22.150 da Gio Francesco Brignole Sale alle figlie ed eredi
di un certo Nicolò Mandillo.
Da quel momento la famiglia Brignole Sale fece ampliare e abbellire il palazzo ed il parco.
L'ingresso della Villa non era in via Nicolò da Corte, ma si trovava al termine del
"Viale delle catene", così denominato perchè un tempo ai due estremi era sbarrato da due robuste
catene che si abbassavano solo per lasciar passare le carrozze della Duchessa e dei suoi ospiti.
L'attuale parte occidentale, prima di essere conglobata nella proprietà dei Galliera,
era appartenuta ad una patrizia, Anna Schiaffino Giustiniani che, sul viadotto sovrastante
il viale che conduce alla caratteristica costruzione del 'Caffè', fece erigere una nicchia
con una madonnina bianca a perenne ricordo dei suoi incontri con Camillo Benso Conte di Cavour.
L'ultima parte del XIX secolo vide lo splendore e la fama internazionale di Villa Brignole
Sale, soprattutto durante la vita della duchessa Maria che per la Villa ebbe una particolare
predilezione e la ingrandì, affidandone le cure, intorno al 1876, a Luigi Rovelli.
Il parco divenne uno splendido esempio di giardino all'inglese arricchito di 'delizie'
romantiche e classicheggianti secondo le mode allora in voga. In particolare il giardino
all'italiana godeva di cure particolarissime.
Addirittura si ha notizia che, in occasione di visite di ospiti particolarmente illustri,
la scenografia floreale venisse cambiata nel giro di una notte.
Alla morte della duchessa, avvenuta il 9 dicembre 1888 a Parigi, l'Opera Pia Brignole Sale
risultò essere erede di tutto il complesso.
Villa e palazzo, secondo le disposizioni testamentarie della duchessa, diventarono
inalienabili, ma trovandosi l'Opera Pia in gravi difficoltà economiche, si iniziò una trattativa
col Comune di Voltri per la cessione del sito.Fu solo nel 1931 però che la Villa passò in affitto
al Comune di Genova che nel frattempo aveva inglobato quello di Voltri.
Da allora la Villa ha conosciuto periodi di declino a causa degli eccessivi oneri che
comportava la manutenzione, ma grazie ai finanziamenti ottenuti in occasione delle manifestazioni
colombiane del 1992, sono stati fatti molti interventi fra i quali la ristrutturazione delle
dipendenze artistiche (Caffè, Castello e Latteria), il ripristino di alcuni giochi d'acqua e
l'allestimento di un percorso ginnico.
IL PALAZZO
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L'edificio sorge ai piedi del colle di Castellara e si presenta in una grandiosa scenografia,
costruita sfruttando abilmente i pendii della collina, in stile neoclassico.
La parte centrale è dominata da un grande stemma in marmo dei Brignole Sale, composto dallo scudo
gentilizio con due leoni rampanti ai lati. Fra gli ambienti di maggior interesse artistico ricordiamo:
la Sala delle Conchiglie e il teatrino neoclassico nel quale operò l'artista voltrese Giuseppe
Canepa.
Sul retro dell'edificio vi è il giardino d'inverno dove furono situati un ninfeo a grotta con
scultura decorativa e due statue settecentesche raffiguranti Bacco e Davide
(ora al Museo di Sant'Agostino di Genova).

IL PARCO: aspetti naturalistici
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Il parco si compone essenzialmente di tre parti: una a giardino, una a bosco e la terza
a prato, attraversati da 18 km. circa di viali.
La parte a giardino si estende alle pendici della collina del Belvedere che comprende alcune
terrazze degradanti, oltre al grande giardino all'italiana. In questa zona si possono osservare
camelie, palme, platani, magnolie, cipressi, tassi ed agavi.
I terrazzamenti invece sono coltivati a roseto.
Nella parte occidentale della Villa si incontra anche la canfora dalla quale viene estratto
il noto prodotto, mentre un po' dovunque è possibile trovare piante di alloro.
Non ultimi il visitatore potrà osservare magnifici esemplari di ippocastani che possono
raggiungere anche i 30 metri di altezza (zona Latteria), e di corbezzolo (zona sottostante il Santuario di N.S. delle Grazie).
Oltre alle piante succitate segnaliamo anche il leccio, il castagno, il pino marittimo, il faggio,
la rovere.
Oltre alla consueta fauna collinare ligure, troviamo anche un grande recinto con daini, cervi
e caprette maltesi che furono introdotti nel parco nel 1962.
IL PARCO: Itinerario storico di Matteo Frulio e Alberto Malaspina
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Il giardino all'italiana è collocato su di un'ampia terrazza sotto al Palazzo.
La prima rappresentazione che ne abbiamo è la stampa del Gauthier, di inizio '800; vi appare una costruzione quadrangolare dalla quale partono quattro braccia simili a serre. Nel maturo periodo neoclassico prende l'attuale forma. Più tardi si aggiunge la vasca con putto centrale. Il giardino all'italiana veniva utilizzato come orto botanico per il parco. La maggior parte delle piante del giardino risalgono alla fine dell'800 o inizio del '900. Seguendo la filosofia del giardino all'italiana, la natura viene piegata con un certo rigore a figurazioni in cui ordine e simmetria si sposano con una fantasia compositiva di carattere astratto, geometrico.
Presenti, fra le piante, palme e magnifici esemplari di Camelia Rosa e Magnolia, le rose della varietà Sevillana completano l'effetto. Il ficus Pumilia garantisce un arredo verde tutto l'anno: ricopre il muraglione e la scalinata nord. Il giardino all'italiana era, un tempo, teatro di meravigliosi allestimenti di composizioni floreali che potevano venir cambiati nello spazio di una notte, a seconda del rango e dei gusti dell'ospite illustre presente.
Il parco: l'attuale conformazione all'inglese del parco è dovuta alla Duchessa di Galliera Maria Brignole Sale che ne affidò, nel 1876, la progettazione all'architetto Giuseppe Rovelli. Il nuovo assetto del parco venne inaugurato nel 1880 e da allora il suo impianto generale è rimasto invariato.
Partendo dal Giardino all'Italiana, percorrendo il viale alla destra del corpo rialzato e proseguendo su un lungo viale alberato si arriva al Piazzale delle Grotte, così chiamato per due grotte, dovute ancora al vecchio progetto di Tagliafichi. Poco oltre, la Valletta del Leone composta da più zone ma coerenti tra loro. Gli elementi posti nella valletta, formata ad anfiteatro come per una rappresentazione teatrale, sembrano proporre le tappe di un viaggio che evoca lo spirito della Divina Commedia di Dante. Così l'arco posto all'inizio della Valletta rappresenta l'entrata al mondo degli inferi; allusione rafforzata, un tempo, dalla presenza di una lonza (scambiata per un leone dai popolani voltresi), "citazione" marmorea di quella dantesca. Un'urna cineraria con dedica a Dante del poeta Gabriello Chiabrera sembra confermare l'ipotesi che la sistemazione del luogo voglia alludere al viaggio poetico agli inferi.
Unico elemento in contrasto con questa atmosfera è la latteria, immancabile in tutti i parchi dopo la moda lanciata da Maria Antonietta al Trianon e che non cessò di essere seguita anche in epoca romantica. Costruita come una baita svizzera in miniatura, vi si gustava il latte prodotto dalle masserie all'interno del parco (la latteria non resta un fatto a sé: in una valletta ai margini del parco esiste una casa in stile tirolese).

Ancora nella Valletta del leone si trova un piccolo tempietto a grotta denominato Grotta dell'Eremita le cui colonne e piccoli archi gotici appartenevano alla demolita chiesa di S. Francesco in Castelletto.
Olterpassata questa zona si trovano due piccole cascate. Usciti dal bosco di ippocastani si arriva ad una dipendenza che porta il blasone dei Brignole Sale. Si apre qui uno spazio ampio, cintato: accoglie dal 1960 una colonia di daini e di caprette maltesi. Nel recinto si trova una delle più grandi vasche del parco, ora ridotta ad abbeveratoio.
Da qui si può percorrere il Viale degli Olivi che vanta esemplari secolari. Immersa in questo ambiente c'è la Fortezza. Risale al 1320 circa, anno in cui Anfreone Spinola costruì le mura di Voltri.
Poco più in la uno scorcio pittoresco: il Belvedere. L'area apparteneva precedentemente ad un altro parco, quello di palazzo Giustiniani. Con l'inglobamento nel suo nuovo complesso, la Duchessa di Galliera fece rimodellare la zona, ma conservò una Madonnina posta da Anna Schiaffino, moglie di un Giustiniani, a ricordo dei suoi incontri con Cavour, per amore del quale si suicidò.
Il Belvedere presenta due costruzioni: il castello segue la tipologia della costruzione neogotica inglese, sotto alla costruzione una grande grotta, che può essere percorsa, sviluppa sviluppa giochi d'acqua con una cascata di 7 metri. Il caffè, è una costruzione di dimensioni ridotte la cui funzione è indicata dal nome stesso. Sta alla base dei salti delle cascate del castello. Scendendo alle terrazze poste alle spalle del palazzo si giunge al Ninfeo. Qui sono le statue di Bacco e di Davide Vincitore dello scultore Guglielmo Della Porta, 1530 circa. Presso il ninfeo si trova una seconda fontana detta del Putto che cavalca una murena di epoca ignota. Poco avanti si trova la statua bifronte del Puget che raffigura da una parte la Madonna, dall'altra S. Antonio col Bambino. Da qui si ritorna al giardino all'italiana.
IL CONVENTO DI N.S. DELLE GRAZIE di Matteo Frulio e Alberto Malaspina
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Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, tra i più antichi della Liguria, deve il suo nome all'apparizione avvenuta nel 1764 sul colle di San Nicolò durante un attacco delle truppe austropiemontesi. Alcuni studiosi lo fanno risalire al 67 d.C.. Se così fosse sarebbe la più antica pieve del ponente genovese. Ma un'epigrafe del 1676 ne sposterebbe la datazione al 343 d.C. L'unica data certa la fornisce un documento: 1205. A quell'epoca era già luogo di pellegrinaggio e di degenza per gli infermi.
Nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi. Il più radicale è dovuto ai Brignole Sale che lo acquistarono nel 1864 in epoca di svendita dei beni ecclesiastici, sia per salvarlo da demolizioni o speculazioni, sia per annetterlo al parco della villa. Il restauro, che sottrasse la costruzione al degrado, sottolinea il gusto per il "revival" medioevale in voga nel periodo romantico. Emblematico il campanile: alzato di 6 metri e fornito di una copertura a cuspide piramidale contornata da altre quattro più piccole.
Di gusto nettamente neoclassico, invece la cappella Gentilizia, che accoglie le spoglie di componenti delle famiglie Brignole Sale, De Ferrari Galliera, Melzi d'Eril, compreso l'amatissimo figlio della Duchessa, Andrea, morto a 16 anni.
All'interno la chiesa mostra uno stile neogotico a strisce bianco-nere e sottolinea il suo carattere di "chiesa di famiglia" con molte lapidi ad memoriam, alcune pregevoli opere di scultori come il Villa o il Doumont. Molto ricca al suo interno è la collezione degli ex-voto, nelle quale si trovano tele di pregio anche risalenti al Seicento. Ancora oggi, le tombe dei Brignole Sale e dei Duchi di Galliera, che hanno profondamente inciso nella realtà di Voltri, vengono aperte periodicamente al pubblico.
IL CONVENTO DI S. FRANCESCO di Matteo Frulio e Alberto Malaspina
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Il complesso del convento di S. Francesco è posto a ridosso delle mura sud occidentali del giardino della villa ed è collegato al parco tramite un piccolo cancello che divide il viale delle camelie dal piazzale antistante alla chiesa. C'è anche un passaggio coperto che collega il palazzo ad una tribuna all'interno della chiesa.
La prima notizia riguardante il complesso risale solo al 1624, contrariamente a quanto può far immaginare l'aspetto architettonico. La sua costruzione prende l'avvio da una petizione popolare che chiedeva una chiesa meno faticosa da raggiungere di quanto non fosse ormai quella di S. Nicolò, visto che, nei secoli, Voltri, abbandonata la collina, era andata sempre più sviluppandosisulla fascia costiera.
Ma forse i motivi erano altri.
Dietro alla petizione c'era il Cardinale Gio Stefano Dongo, un personaggio influente. E, forse, nell'accanita opposizione alla costruzione della chiesa da parte dei Brignole Sale e dei Giustiniani (anch'essi confinanti con l'edificio religioso), si può leggere una tipica questione di prestigio e di precedenze giocata tra famiglie patrizie di diverso rango e peso.
L'intera struttura venne poi riscattata da Maria Brignole Sale che, come nel convento della N.S. delle Grazie, la restaurò in stile Neogotico. All'esterno, pregevoli sono le statue che ornano il timpano e, soprattutto notevole è la già citata statua bifronte del Puget, vero tesoro del complesso.
Informazioni e suggerimenti presso: Biblioteca di Voltri - Piazza Odicini 10 - 16158 GENOVA Voltri
Il testo è stato tratto dal depliant dall'Associazione Amici della Villa,
gruppo sorto in Voltri con la finalità di valorizzare Villa Duchessa di Galliera e di promuoverne
la conoscenza e salvaguardia.
PIANTINA TOPOGRAFICA DELLA VILLA DUCHESSA DI GALLIERA
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