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RACCOLTA DI FOTOGRAFIE
Pagine realizzate da Mauro Mantero
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Centro di testimonianza ed esposizione dell'arte cartaria MUSEO DELLA CARTA |
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LOCALITÀ: Acquasanta
COMUNE: Mele
ALTITUDINE: 100 m. s.l.m.
ACCESSO: Si prende l'autobus n. 101 a Voltri e si scende al capolinea all'Acquasanta.
In macchina, uscendo dallo svincolo autostradale di Voltri (A10), si percorre la statale del Turchino in direzione
Acquasanta.
Il centro è in via Acquasanta n. 251
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"...in tutta Europa altra carta non s'adopra che quella dé
Genovesi"
(A.S.G., Archivio Segreto, 2944, 27 maggio 1567).
Costruita nel 1756 sulla sponda sinistra del Leira, la cartiera SBARAGGIA rappresenta la memoria dell'antica arte
dei paperai. L'edificio (di proprietà dell'Opera Pia N.S. dell'Acquasanta) sede del Centro
di testimonianza ed esposizione dell'arte cartaria, restaurato (1992) dall'arch. P. Cevini e allestito
dall'arch. Ibleto Fieschi, è stato inaugurato nel giugno 1997.
All'interno della cartiera da gruzzo si snoda un percorso didattico che illustra le varie fasi della lavorazione della carta che qui veniva fabbricata utilizzando carta da macero o cartone.
Sono ancora visibili i locali dotati degli antichi macchinari in uso fino al 1985: la vasca dell'olandese
(che serviva per tagliare la fibra della carta e renderla omogenea), la suppressa (per la torchiatura), il ballerino (un rullo ricoperto da una griglia metallica con marchi e fregi, che si usava esclusivamente per la produzione di carta raffinata o speciale che richiedeva la marchiatura in filigrana), la macchina continua per formare i fogli, una vasca in cemento detta dormiente e una ruota in granito detta girante situata nella sala Molassa. Questa macchina serviva per sminuzzare la carta da macero.
L'impulso per la costruzione delle cartiere nella valle del Leira nacque grazie al cartaio Damiano
Grazioso da Fabriano (luogo dove furono costruite le prime cartiere già nel XII secolo)
che fondò a Sampierdarena una fabbrica e poi si trasferì a Voltri nel 1406.
L'edificio da carta assunse, a metà del XVI secolo, un assetto spaziale ben definito che
rimarrà praticamente invariato fino al XVIII secolo.
tra il 500 ed il 700 a Voltri si sviluppò un'industria che per dimensioni, perizia tecnica
e mercantile non ebbe uguali in Europa.
Si produceva carta pregiata, fabbricata con cenci di vero filo di lino, resistente ai tarli, e fra
i suoi acquirenti c'erano nazioni quali l'Inghilterra e la Spagna. Sono molteplici i fattori che
hanno contribuito al formarsi in queste valli di un importante "sistema di cartiere": la ricchezza
di sorgenti, la ventosità, la presenza del porto di Voltri, scalo marittimo e terrestre,
la posizione allo sbocco di due valli (Cerusa e Leira) che da sempre rappresentano, insieme con
la Valpolcevera, le più importanti direttrici interne dei traffici di collegamento con la Padania.
Per costruire una cartiera erano coinvolte più figure professionali: per le parti in muratura
l'architetto o capo d'opra o maestro di casola, il maestro d'ascia per le ruote,
i canali, i martelli, le soppresse, le casse ed il banchalaro per gli infissi in legno, le
porte finestre, le rebatte (persiane).
L'edificio è situato in un luogo fresco "dominato da vento di tramontana e ponente"
che serve per asciugare la carta, e con acque "abbondanti, chiare, con buona caduta, perchè
habbia maggiore forza per battere le pile, che pestano le straccie."
-G.Domenico Peri, Frutti di Albaro, Genova, 1661.-
Vengono realizzati canali di adduzione dell'acqua (beudi) alla ruota,
che riveste un ruolo fondamentale per la cartiera, innescando con il suo movimento l'azione dei
macchinari. Le ruote più antiche erano in legno e di piccole dimensioni, quelle visibili
ancora oggi, in ferro, furono costruite nell'800, ed hanno un diametro di cinque metri ed oltre,
con larghezze che arrivano anche al metro.
Il processo di lavorazione avveniva, a differenza di altre manifatture preindustriali, completamente
all'interno della manifattura. Vi sono due tipi di cartiere: quella da bianco e quella da gruzzo,
che si differenziano sia per la produzione che per le dimensioni. L'edificio da bianco produceva
carta bianca per i documenti, l'edificio da gruzzo rispondeva alla domanda locale di carta da
confezione per stoffe, alimenti, ecc. ...
A differenza dell'edificio da bianco, l'edificio da gruzzo č di dimensioni minori, non ha strutture
voltate ma solai in legno e rifiniture meno accurate. Quando, alla metà del 500, si
stabiliscono gli standard produttivi della carta, si delineano anche i caratteri dimensionali,
distributivi, formali e tecnico-costruttivi della cartiera genovese. L'edificio da carta, disposto
di solito su tre piani, si distingue dalle case coloniche, padronali o dai mulini, sia per le dimensioni
(ha una lunghezza che varia dai venti ai trenta metri, una larghezza di dieci metri ed una altezza di
circa nove metri), sia per l'ubicazione presso luoghi impervi, sia per l'essere costruito con
materiali poveri e con grezze tecniche costruttive. È una architettura senza stile,
spoglia e asciutta, priva di linguaggio: è espressione della sua funzione, nulla è
superfluo e non esistono ornamenti.
Gli starcci di lino, cotone, canapa, provenienti sia dal mare che dal Piemonte e dalla Lombardia,
attraverso i passi appenninici, erano portati al primo piano per la cernita, dove venivano
divisi per tipo di fibre, e poi per la crolladura che consisteva nel battere gli stracci
su un graticcio per togliere la polvere e ridurli in strisce, con un gancio chiamato squarcio.
Gli stracci si trasportavano al piano terreno nella stanza delle pile (vasche di pietra
poste in batteria): prima fermentavano in una grossa tina chiamata troglio, successivamente
posti nelle pile venivano lavoorati da martelli o mazze di legno con chiodi azionati dalle ruote idrauliche
ottenendo una pasta omogenea detta pisto. A seconda della carta che si voleva ottenere vi
erano più o meno pile: ad esempio, per la carta da scrivere erano necessarie dieci pile.
L'insieme delle pile era detta tina che rappresentava la capacità lavorativa ed il
valore di una cartiera.
Con l'evoluzione tecnologica nel XIX secolo, quest'ultimo tipo di lavorazione venne eseguita dal
cilindro all'olandese, un cilindro dotato di punte e coltelli, che ruota attorno al proprio
asse, dentro una vasca contenitore.
A questo punto cominciava la formazione del foglio: nella tina con il pisto si immergeva un telaio
di legno delle dimensioni di un foglio di carta, costituito da un'anima in rame con in rilievo il
marchio del fabbricante. Eliminata l'acqua in eccesso si poneva il foglio tra due feltri e poi si
passava al torchio per togliere ancora acqua. Nel XIX secolo il pisto si trasforma in foglio lungo
il percorso della macchina continua.
All'ultimo piano (spanditoio) avveniva l'operazione dell'asciugatura: si stendevano i fogli
a mazzette su un sistema di cordicelle che attraversava tutto il locale. La sala asciugatura,
priva di tramezze, è dotata di numerose finestre i cui telai fissi racchiudono delle
tavolette orizzontali basculanti (rebatte) che si aprono con i venti favorevoli e si chiudono
con i venti contrari.
Nel XIX secolo l'operazione di trasformazione e di asciugatura del foglio veniva svolta dalla
macchina continua.
Tra ottobre e giugno si effettuava l'incollatura (operazione che venne eliminata nel XIX
secolo determinando una minore qualità della carta). nella colla calda versata in un troglio
si immergeva il foglio poi torchiato nella soppressa piccola, e di nuovo ad asciugare nello
spanditoio.
Nella sala lisciatura infine i fogli venivano levigati, battuti, divisi per qualità e legati
in balle.
La produzione della carta coinvolgeva numerose figure professionali: le due più importanti
erano quelle del mercante (imprenditore proprietario della manifattura) e del maestro
che rivestiva un ruolo prestigioso in quanto dirigeva la cartiera (e qui abitava con la sua famiglia).
Si occupava del personale e della sua formazione, veniva pagato dal mercante ma a sua volta versava
un salario agli operai e anticipava i pagamenti per la merce. Vi era poi l'indotto: boscaioli, cavatori,
trasportatori di pietre, produttori di calcina, padroni e marinai dei leudi che portavano la carta a
Genova e che da qui partiva per l'Europa, commercianti di stracci, legname, corda, grasso: era un
mondo ampio, variegato, ricco di interessi, scambi e relazioni.
La classe imprenditoriale, che si contraddistinse nel 500 per la sua intraprendenza e lungimiranza,
con l'avvento della rivoluzione industriale non fù più in grado di di rinnovarsi ed
adeguarsi alle innovazioni tecnologiche determinando l'uscita dal mercato internazionale della carta
genovese. Le antiche cartiere si rivolsero alla domanda del mercato locale, mantenendo l'antico
procedimento di fabbricazione della carta addirittura sino al dopoguerra: è per questo motivo
che un gran numero di edifici si sono conservati nell'assetto originario fino ai nostri giorni a memoria
dei fasti di un tempo.
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A cura di Angela Rosa
Per le visite rivolgersi al Comune di Mele
tel. 010 638103 - 010 6319042 - 010 6319043
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