
(a cura di
Schinken Nuitarison,
e del DM)
La genesi di Fahïl
Nelle sterminate tenebre del mondo, all'origine di tutto apparvero due bagliori. Una tenue luce azzurra, la grande forza della creazione (Märpha) ed un'ombrosa luce violacea, l'eterno castigo della morte (Astaroth).
Queste due forze luminose divennero ben presto pensanti, sviluppando nel loro senno caratteristiche del tutto differenti: da una parte un forte spirito riproduttivo e conservativo, dall'altra la consapevolezza di poter e dover fare fine alla vita quando questo si reputasse necessario e doveroso.
Così nell'alba dei tempi fu plasmato il continente di Fahïl e con lui presero vita gli esseri umani, nati ad immagine e somiglianza della magnanima Märpha, e tutte le creature fantastiche e non, che composero una fauna ed una flora primordiali. Tra tutto il creato l'uomo spiccò subito per intelligenza e destrezza, e cosa ancora più deleteria questa sua condizione lo portò a cercare di prevalere anche sui suoi simili.
Si rese dunque necessaria la presenza di un'entità che potesse insegnare all'uomo il rispetto reciproco nei confronti dei propri simili, e che ancora insegnasse e insinuasse nell'animo umano un senso di giustizia. Nacque così un uomo superiore, frutto dell'amore fra Märpha e Astaroth, che calato nel mondo terreno iniziò a divulgare i suoi valori. Il cuore umano non era ancora pronto per accettare la presenza di tali valori, anzi il rancore insito nell'animo umano finì col deteriorare anche lo spirito candido del giovane Valis. Astaroth contrariato per il comportamento del giovane figlio, decise di donargli un corpo mortale e di farlo flagellare da quelli che erano divenuti suoi simili. La punizione fu esemplare, e solo il provvidenziale intervento della madre pose fine al supplizio. Valis venne così riaccettato nel regno dei supremi.
Il sangue che il giovane perse durante le molteplici torture era nutrito dall'odio, dalla vergogna e dall'invidia umana, e mescolandosi con l'arida terra plasmò e nutrì un essere pervaso da questi vizi capitali: il subdolo Megres, gemello di sangue di Valis.
Il regno umano continuava così il suo sviluppo. Il suo aumento di potere era vertiginoso e la garanzia di avere un corpo pressoché immortale dava sempre più fiducia allo spirito. Questa arroganza venne presto punita: il tempo, nella figura di Cronos, fu creato e i viventi capirono il significato della parola vecchiaia ben presto. L'uomo adesso, suo malgrado, sarebbe comunque giunto alla fine della propria vita.
Il tempo scorreva inesorabile, e Cronos apprendeva lentamente
l'origine, la conoscenza e i sentimenti della natura umana. Valori che ben
presto fece suoi. Iniziò così un'infatuazione del divino nei confronti di una
giovane fanciulla di semplici valori e in possesso di una bellezza disarmante.
Il suo nome era Mime. Cronos contravvenne alle regole che gli erano state
imposte dai suoi creatori, e per evitare alla giovane una morte naturale, la
dotò di un corpo immortale che potesse preservare in eterno la sua bellezza. Il
desiderio che Cronos provava per questa ragazza, aveva finito per distogliere la
divinità dal suo compito principale, e Astaroth decise di punire il proprio
simile: Mime poteva sì restare nella cerchia dei potenti, ma il suo splendido
corpo di fanciulla fu sostituito da un altrettanto splendido corpo di fattura
mascolina.
La nascita di Sïlfh e Luxor
Il tempo trascorreva su Fahïl e Mime dall'alto dei suoi domini vedeva il fragile corpo umano invecchiare impietosamente. Il legame che univa il suo spirito alla vita terrena era assolutamente inscindibile. Decise così di preservare l'esistenza umana, salvaguardando ciò che maggiormente garantiva sostentamento all'essere umano: la natura. Al tempo stesso palesava il suo smisurato narcisismo, rendendo intoccabile la bellezza del regno vegetale e animale.
In una giornata primaverile fu germinato da un variegato bocciolo uno splendido fiore che al suo interno nascondeva un'esile e longilinea ninfa: la lussureggiante Sïlfh. Nel frattempo in una remota foresta a nord, dal cadavere di un lupo fuoriuscì il possente e aggressivo Luxor.
I due si rapportarono in maniera differente nei confronti degli
uomini. La prima decise per una coesistenza simbiotica creando elfi, halfing e
nani, il secondo invece reputò necessario erigere una difesa e creò tutte le
altre creature umanoidi e semi-umane che popolano tuttora l'isola: goblin,
orchi, ecc...
La divinizzazione di
Mïzar
Nelle gelide lande del nord viveva un uomo di nome Mïzar. Era forte, retto ed estremamente saggio. Giunto alla sua maturità teologica decise di separarsi dalle sue genti, tutto generato da evidenti discrepanze di pensiero di natura etica. Iniziò così il suo eremitaggio nei freddi aggregati montuosi del nord.
Il suo corpo fu sottoposto al freddo, al gelo e alle tempeste
che infuriavano in quei luoghi. Ben presto il suo eremitaggio si trasformò in
un supplizio, che solo la carità espressa da Märpha poté far terminare,
dotando il giovane uomo di un corpo vigoroso e immortale.
La divinizzazione di
Artax
I nani sono da sempre rinomati per le loro spiccate abilità artigianali. Viveva a quel tempo in Steelcape un nano fabbro di nome Artax che, primo in tutto il continente, riuscì a forgiare le armi in acciaio. Vista la netta superiorità qualitativa di queste armi, il dio Megres decise di sfruttarle per uccidere i propri simili. Tramutatosi in un nano, si recò allora nella bottega di Artax e gli commissionò una spada in acciaio, dandogli nel contempo un misterioso additivo da aggiungere alla lega: il sangue di un dio, necessario per produrre un arma che si adattasse ai suoi fini.
Dal suo gelido trono il grande Mïzar si accorse però della macchinazione di Megres, ed in sogno la svelò al prode nano...che montò su tutte le furie. Visto che la spada che aveva appena finito di forgiare era in grado di sconfiggere un dio Artax chiese di poter avere temporaneamente un corpo immortale per poter essere in grado di resistere, almeno per un po', agli attacchi di Megres e, una volta ottenutolo, ascese al cielo. Megres stupito attaccò il nano, ma non fu in grado di arginare in nessun modo il fuoco della sua furia.
Artax, per un rispetto generico nei confronti di tutti gli dei, decise di non eliminare l'avversario. Visto l'eroismo ed il valore del nano gli altri dei decisero di dotare permanentemente il fabbro di un corpo immortale, accogliendolo perciò nelle file dei Potenti.
Nonostante egli abbia ora le sembianze di un essere umano, come
tutti i suoi pari, Artax è ancora figurato dai nani come un loro simile. Il
nuovo dio, inoltre, fece dono alla propria figlia del Sacro
Fuoco, con il quale
forgiare le armi, fra le quali l'ascia Snaga, da donare ai nani sufficientemente valorosi come contributo nella loro lotta per
l'affermazione della razza.
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