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Pari Opportunità a Pietramelara

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In data 27 maggio 2003 si è tenuto presso   la  Sala  Consiliare 

del Comune di Pietramelara , nell' ambito delle manifestazioni 

organizzate dall' Assessorato alle Pari Opportunità della Regione 

Campania , un seminario di diffusione del volume e dell' ipermedia 

"Trame di Lavoro" .

Al termine dell' incontro è stato rilasciato un attestato di partecipazione

 a firma congiunta dell' Assessora Regionale alle Pari Opportunità 

Dott.ssa Maria Fortuna Incostante e del Direttore Generale dell' Ufficio

 Scolastico Regionale Dott. Alberto Bottino

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Cenni storici e geografici della Città di Pietramelara

La nostra cittadina fa parte della provincia di Caserta, una delle province della regione che lo scienziato Plinio chiamò "Campania Felix" per la fertilità del suo suolo. Il territorio casertano comprende la pianura a nord di Napoli chiamata "Terra di Lavoro". Non sappiamo con precisione l' origine del nome della nostra cittadina;secondo alcuni, deriva da miele e,a sostegno di tale tesi,fanno riferimento proprio allo stemma del paese,formato da un alveare con "api che producono miele"ed ecco spiegato il nome di "Pietra Mielata"oppure "Pietra Mellara". Altri,invece,sostengono che il nome derivi da "Pietra Molara",una pietra bruna trovata nei pressi del Monte Maggiore,adatta per affilare utensili di ferro o rame. Incerte sono anche le notizie riguardanti l' epoca in cui nacque la cittadina; sembra che esistesse già nei secoli 200 o 300; nei suoi pressi sono stati ritrovati i resti di una grande villa romana o di un tempio italico del II-I secolo a.C.,denominati Grotte di Seiano,riferito a Seiano, ministro dell' imperatore Tiberio. Pietramelara, infatti, fu conquistata dai Romani,i quali vi risedettero per lungo tempo e,in quanto città romana,data la sua posizione strategica,fu soggetta ad invasioni barbariche e anche i Longobardi la occuparono per lungo tempo. Nel "Rerum Italicorum Scriptores" di Ludovico Antonio Muratori il quale riferisce sulla base delle notizie che ricava dalla "Historia Longobardorum"dellAnonimo Talentino e dal libro di Leone Ostiense,è annotato che "Pietra Mellaria" nel 900 faceva parte del Principato Longobardo di Capua. Pietramelara, per la sua particolare ubicazione,è la porta di entrata in Campania,mantenne una posizione di rilievo anche nell'ambito dell' importante contea di Teano. Fece anche parte, con il territorio circostante,dei possedimenti della Baia di Montecasssino.Due placiti(documenti contenenti il verbale di un giudizio e il testo e il testo di una sentenza)del 951 e del 989,riportati da Claudio Cipriano,nella suaStoria di Teano attestavano, infatti,che Pietramelara oltre oltre a far parte del territorio di Teano,è un "Castro" ricco di terre, alcune delle quali furono cedute (Placito del 951) a monaci infermi e vecchi,altre furono oggetto di contesa tra la Badia Cassinese e Arechisio, "figlio di un certo Gauro,abitante di Petra Mellara". La cittadina di Pietramelara fu distrutta nel XII secolo , in circostanze non definibili; venne ricostruita e conobbe prospere sorti che culminarono con la dinastia dei Manforte,nel XIV secolo,ne fecero il centro dei loro possedimenti campani,inoltre edificarono la chiesa ed il convento di S.Agostino (attuale palazzo Municipale) la chiesa dell Annunziata, iniziarono la costruzione del Palazzo Ducale , restaurarono e fortificarono l'abitato . Per quanto riguarda i Monforte , di notevole interesse storiografico è la notizia riportata dal padre Cherubino Ghirardacci nella sua "Historia di Bologna "in ordine alla discesa di Carlo I d' Angiò nel Regno di Napoli; essa dice che "vi fu un vasco capitano , che con buon numero di cavalli , di Francia passò in Italia con il conte Guido di Manforte,l' anno 1265,all' acquisto del Regno di Napoli per Carlo,foglio di Luigi Re di Francia contro Manfredi,il quale prese una grossa terra detta Pietramelara , lontana da Napoli trenta migliaia e da Calvi e da Teano in Terra di Lavoro. Il 12 marzo 1498, dopo 15 giorni d' assedio,il paese fu preso.

La Classe II C

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La seconda C

LA II C :ALUNNI ED INSEGNANTI

La classe II c della Scuola Media Statale "Giovanni XXIII" di Pietramelara è costituita da 18 alunni,11 maschi e 7 donne.

Ora ve la presentiamo, preparatevi,perciò,a conoscere non solo i nostri nomi,ma anche i nostri soprannomi.Al primo banco della fila di sinistra c'è Maria Cristina Izzo,la "Sempre in mezzo","la Piagnucolona" "Mozzarella";accanto a lei siede la "Secchiona della classe","la Sapientona","Il nostro computer":è Renata Di Nuzzo.Nel secondo banco siedono MarcoVera,il capitano della nostra squadra di calcio,e Francesco De Blasio;il primo è soprannominato "Beltè",oppure "Uomo-Vampiro" per i suoi denti;il secondo è "Byron Moreno",perchè è cicciotello come lui,oppure anche il "Panino".

Dietro ci sono Marco Izzo, "Coniglietto" per i suoi denti da coniglio e Vincenzo Rossi,un ragazzo studioso,soprannominato "Il Professore".

Nella fila centrale,al primo banco c'è Pietro Calierno,il "Super Polemico",il ragazzo che non sta mai fermo sulla sedia,con la bocca sempre aperta e,perciò,con il rischio continuo di ingoiare qualche mosca;Pietro è anche il "grande rivale" di Maria Cristina,con la quale fa scintille,si imbeccano continuamente e tocca a noi compagni dividerli.

Compagna di banco di Calierno è Antonella Liccardo,il nuovo acquisto di quest'anno della II ,è chiamata "l'Esaurita , perchè parla da sola.

Nel banco successivo troviamo due ottimi atleti,Antonio Masiello e Michele Russo,il "combina guai della classe".

Nell'ultimo banco della fila centrale c'è "Il Rosso",Luca Izzo",con i suoi capelli color rosso carota;accanto a lui c'è il “Barzellettiere”della classe,il nostro “Libro di risate”;chi è? E’ Antonio De Robbio,colui che riesce a farci ridere anche nei momenti di maggiore tensione,come quello della “Condanna a morte senza appello” per noi alunni cioè l’interrogazione,o quello del “Supplizio di Tantalo”,il compito in classe.Passiamo ora alla terza fila,l’ultima;al primo banco troviamo lo “Scaccolatore” o “Petone” o “Mangia –Tutto”oppure “Il divoratore di calzoni” Salvatore Nuccillo, capace di ingoiarli con voracità alle otto e trenta,prima di entrare in classe. Compagno di banco del nostro “divoratore!”è il piccolo dellla classe, Luigi De Nuccio. Dietro siedono Anna Lombardo e Letizia Pastore; la prima è soprannominata “Silenzio”, perché non parla mai e la seconda”Topolino”per il suo fisico minuto e per la sua voce sottile sottile. Nell’ultimo banco troviamo Giorgia Di Fusco con il suo naso a ciliegia, soprannominata “La Portierina”, perché suo padre è stato portiere del Napoli, e Ida Galizia, la “Piccolina” “la ragazza mignon” “il peso piuma”, perché è talmente magra da farci temere che una soffiata di vento possa portarcela via.

Questa è la II C, vi è piaciuta?

Speriamo proprio di si, perché è la classe più vivace della scuola; la classe nella quale la risata è di casa e, chiunque vi entra, ne è contagiato.

Ma non è finita, neanche i professori sono sfuggiti all’impertinenza di noi alunni; anche loro e,  speriamo che non ci puniscano, hanno il loro soprannome. Eccone qualcuno : il primo, naturalmente,per una classe di atleti, è il “Professor Zidane”,il nostro insegnante di inglese, Pietro Scialdone. C,è poi il professore “La”, Tommasino Di Lauro che si sforza di farci amare la musica.

Il “critico d’arte”,  Costantino Marsocci che per noi alunni è il massimo, lo vedremmo volentieri al posto di Sgarbi.

Ed eccovi la nostra coordinatrice sempre con il telefonino in mano e il cappotto sul braccio, la prof. di Matematica Concetta Spiritigliozzi.

Infine il nostro mito e la nostra ossessione, la sempreverde professoressa di italiano, la “più” Giuseppina Fusco; la “Puffetta” della Scuola Media, la prof. Antonietta Mazzamauro.  

Il maltrattamento degli animali      

Maltrattare gli animali è un reato punito con la reclusione da tre mesi a un anno oppure con una multa salata

 La camera : “Si all’arresto per maltrattamento di animali”.

“Un colpo anche alle zoomafie”

Tutti d’accordo per ora fino al prossimo voto contrario:

 Un anno di prigione per chi abbandona il cane dopo le tante violenze effettuate su cani,roditori e altri animali. La Camera ha dato il suo voto positivo a questo procedimento. Ma tutto questo sembra aver fatto scatenare nell’animo dei maltrattatori la voglia di fare sevizie sugli animali. Dopo la morte di otto cuccioli, cuciti tra loro e fatti morire lentamente,dolorosamente per essere poco diversi da noi, a Napoli si cerca un po’ di giustizia. Nel 2002 circa 130.000 cani sono stati abbandonati e questo ci porta a pensare che,per alcuni, avere un animale può essere solo lo sfizio di un minuto . La LAV  ha scoperto un’industria nella periferia di Torino , ove si fabbricavano indumenti confezionati con pellicce di cane. Nel 2009 al bando i test sugli animali per i prodotti cosmetici . La legge dovrà essere ratificata e vita la commercializzazione nell’UE di prodotti cosmetici fabbricati fuori da quest’ultimo se sottoposti a test sugli animali. Non possiamo fare altro che sperare nei provvedimenti presi rallegrandoci alla notizia che i nostri piccoli amici trovino un po’ di giustizia. Anche l’illustre Totò, così sensibile agli animali quando il 3 Giugno del 1960 salvò circa 245 cani da un canile in fiamme, mostrò tutta la sua sensibilità nella poesia “Dick”:

‘E me se penza ca lle songo ‘o pate;

Si ‘o guardo dinto a ll’uocchie mme capisce

Appizza e rrecchie ,corre,m’ubbidisce,

e pe’ fa’ ‘e pressa torna senza fiato,

Fa capire che gli animali offrono tanto a secondo di ciò che danno.

La frase più adeguata a questo articolo è :

“Gli animali sono gli amici più discreti :non fanno domande e non riportano i pettegolezzi”

Lidia Girardi

Federica Masiello

Era una giornata  piovosa...

Era un giorno piovoso. Ero appena tornata da scuola, una giornata un po’ triste: per una semplice e incidentale delusione scolastica.Pensai che di sicuro, quella era una delle giornate no, come penso sia capitato a tutti di affrontare;al contrario si trasformò in una magnifica notizia. Al contrario si trasformò in una piccola e graziosa notizia.Di che sto parlando? Scopritelo insieme a me. A cos’ero rimasta?...Ah sì,ero appena tornata dascuola triste e sconsolata;ero ancora in macchina quando il mio sguardo si incrocia con due occhioni grandi marroni avente un piccolo corpicino con il pelo nero,e qua e là qualche macchia di bianco. Non ho potuto fare a meno di saltare dalla macchina e di stringere a me quella dolce cagnolina. La lasciai per un’ istante,giù per prenderla e portarla su per sempre.In lacrime(per dare più scena) dissi a mia madre che giù c’ era qualcosa di eccezionale :una piccola cagnolina,che di sicuro non poteva rimanere sotto l’ acqua a morire,la risposta fu di portarla su per:lavarla,curarla e successivamente darla,perché di certo nel  nostro piccolo appartamento non poteva vivere. Ma io anche se con un po’  di timore,le dissi che ormai era diventata la nostra e che tale doveva rimanere. Scesa giù vidi un grosso cagnone aver in bocca per metà la trovatella urlai affinchè il cane per spavento scappò. Portai dentro,in casa,questo dolce tesoro quasi avevo paura a  prenderla,non mi interessava che era tutta sporca poiché trovata nel cassonetto dell’ immondizia .Mi soffermai a guardare il suo pancino enorme a causa del precoce svezzamento. Portatala su mia madre e mia sorella non poterono fare altro che innamorarsene.La lavammo con l’ ammoniaca (unico disinfettante presente in casa)e iniziammo a scartare e a tenere i nomi tra cui si nascondeva il suo. Tra i nomi scartati c’ è  n’ erano alcuni davvero orribili che non vi sto nemmeno ad elencare ma ter gli accettabili saltò fuori Anita. Sì suonava bene,era perfetto!Ma dopo due o tre giorni mia sorella trovò un nome migliore di Anita :Nina! Ma sì un nome frizzante,gioioso e simpatico!Quel giorno non lo potrò mai scordare:era lunedì 1’ dicembre,certamente tenemmo con noi Nina e io quindi come regalo sotto l’ albero trovai la piccola cagnolina cercatrice e trovatrice d’ affetto.

LIDIA GIRARDI  

...era una giornata piovosa due

….Dopo aver finito il mio solito turno  di lavoro al solito ufficio postale di Wolf Creek  mi stavo avviando, come al solito, al solito bar, quando notai un tipo insolito che appena mi vide sussultò. Si ricompose e mi salutò con un gesto semplice, ma garbato. Notai subito che era vestito in nero e leggeva un libro da uno strano titolo “U.F.O. Esistono o no?” Appena vide che avevo notato il suo libro, si affrettò a riporlo nella ventiquattrore (anch’essa nera) con uno strano marchio sul manico: vi era scritto “MIB”. Finalmente arrivai nel bar, poco dopo si ripresentò lo strano tipo in nero, si sedette vicino a me e dopo aver ordinato una birra , mi passò un biglietto, dove c’era scritto: “Se vuoi sapere la verità, domani al tramonto fatti trovare dietro al molo. Fui sorpreso di leggere un biglietto tanto insolito, rimasi scosso e alquanto indeciso sul da farsi, avevo già sentito parlare dei MIB (uomini in nero) che,si diceva, proteggessero la terra da razze aliene, ma non ci avevo mai voluto credere. Sembrava strano che avessero scelto proprio me. La sera non dormii e, al tramonto del giorno successivo, fui pronto ad andare a vedere cosa succedeva in quel molo per scoprire la “verità”. Non aspettai molto, mi sentii toccare una spalla e mi ritrovai di fronte di nuovo quell’uomo del  giorno prima, mi portò in un vecchio capannone. Appena aperta la porta, notai che era tutto buio e, dopo aver fatto un paio di passi , l’uomo chiuse la porta e allora non ricordo bene cosa successe. Le luci si accesero e sentii delle voci conosciute che gridavano: “Sorpresa!” Allora sentii intonare la canzone di buon compleanno, mentre mi venivano indicati, in un angolo , tutti i regali. Ricordai che era il mio compleanno e capii che mi avevano organizzato una festa  a sorpresa. Tutti  i miei dubbi e le mie ipotesi erano infondate.Allora chiesi il significato dalla scritta “MIB” e mi risposero che era un' agenzia  che organizzava feste. Marco, Ilario e Benito erano i nomi dei tre produttori.

 E ora torniamocene alla solita vita con la solita monotonia. Peccato, un'occasione persa!

 

L' uovo di Pasqua

L'uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: è stato dipinto, intagliato, ricoperto; la sua forma è stata riprodotta con elementi diversi: cioccolato, zucchero, terracotta, carta pesta...
Ma, mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un'origine molto antica.
I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste primaverili, così come nell'antico Egitto le uova decorate erano scambiate il 21 marzo, data di inizio del "nuovo anno", quando ancora l'anno si basava sulle le stagioni.
L'uovo era visto come simbolo di fertilità e di magia anche a causa dell'allora inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così speciale.
Così le uova venivano considerate oggetti con poteri particolari ed erano sotterrate tra le fondamenta delle case per tenere lontano il male e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.
Ma le uova più famose furono, senza dubbio, quelle di un maestro orafo, Peter Carl Fabergè, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro, la commissione per la creazione di un dono specialissimo per la zarina.
Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d'oro che a sua volta conteneva un piccolo pulcino d'oro ed una miniatura della corona imperiale.
Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare tutti gli anni. E la tradizione continuò anche con lo zar Nicola II, figlio di Alessandro, fino ad un totale di 57 uova.L’uovo, con la sua forma pura, col suo significato di vita, diviene così l’oggetto prescelto del dono pasquale. 

Il primo uovo con sorpresa fu regalato a Francesco I di Francia agli albori del XVI sec.: da qui probabilmente ha origine l’usanza di inserire un dono all’interno dell’uovo di cioccolato. Ma è nella Russia degli zar che le uova preziose e decorate diventano regalo di Pasqua, e Peter Carl Fabergé è l’artista orafo che con la genialità e l’inventiva delle sue creazioni ha segnato la storia delle uova pasquali decorate. Torniamo oggi a decorare le nostre tavole pasquali con uova di tutti i tipi, preziose e non, tenendo presente il suo simbolo-verità, e regaliamo ai bambini uova di cioccolato con l’auspicio che la vita possa riservare loro solo dolcezza. Alle persone care regaliamo uova più o meno preziose, più o meno belle, sapendo che questo gesto mantiene nel tempo il suo significato di profondo atto d’amore.

 Prof.Giuseppe Landolfi

 

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