I.
Lo studio e' deserto.
Le ultime note sono ancora nell'aria, certo, ma ormai la musica se ne e' andata.
Sono rimasti loro quattro, sudati, le camicie da strizzare, i jeans che sono sempre un capo d'abbigliamento comodo, ma che dopo venti ore che li hai indosso cominciano a darti fastidio, ma non ce la fai neanche a sbottonarli, figuriamoci a toglierli.
Le luci sono basse, da dove si trova Federico puo' vedere una nuvola di fumo azzurro sotto il soffitto.
Bisogna cambiare, non si puo' continuare cosi'.
Non si puo' continuare a passare le ore della notte a provare, nei ritagli di tempo lasciati da quei figli di papa' con un sacco di soldi, mentre loro non li hanno e devono elemosinare le ore della notte, oppure i venti minuti di ritardo tra una session e l'altra, non fai in tempo ad attaccare tutti i cavi che li devi staccare.
Roberto ha fatto una coda di cavallo ai suoi riccioli neri, ma con tutto cio' il collo e' rimasto fradicio.
Ruggero e' biondo e dovrebbe sudare meno, ma e' bagnato anche lui.
Gianni... Beh, Gianni e' il piu' piccolo, quindi non si deve lamentare, ma lo farebbe volentieri.
Boooing! Il basso si e' accasciato, stanco anche lui, e Gianni fa solo in tempo a sperare che non si rompa, non lo ha ancora finito di pagare.
Hanno fatto da poco le session fotografiche per il loro terzo lavoro, e stanno ridendo della sensazione di deja-vu che li sta percorrendo. Si sono messi comodi, formano una figura quadrangolare, ognuno con la testa addosso all'altro, come mattoncini delle costruzioni, quelli che piacciono ai bambini.
Federico si sente giu', anni prima aveva dovuto abbandonare una band che sembrava potesse avere successo, convinto che con questi ragazzi avrebbe potuto fare di piu', poi aveva dovuto sbattere contro il muro della realta', di un produttore senza scrupoli che aveva fatto firmare loro un contratto capestro, dal quale sarebbero pero' stati liberi in capo a qualche mese.
Sicuro, quei ragazzi che aveva intorno valevano, ma aveva sperato di aver maggior fortuna in meno tempo di quei tre-quattro anni che invece c'erano voluti...
La chitarra di Roberto lo affascinava e lo preoccupava allo stesso tempo...
L'aveva fabbricata con suo padre, quindi era qualcosa di unico, ma il fatto che fosse uno strumento fatto in casa... Beh non prometteva molto di buono per il futuro, sempre che ne avrebbero avuto uno...
Gianni era preoccupato per altri motivi... Si era sposato qualche mese prima, aveva un figlio in arrivo e ne avrebbe voluti altri... Ma come si fa ad avere una famiglia numerosa con un lavoro cosi' malpagato e poco sicuro? E poi lui non era tagliato per queste cose, era un timidone, stonato come una campana, molto bravo sulle quattro corde, d'accordo, ma nella vita non si sopravvive in questo modo.
Ruggero era preso completamente dalla figura della rockstar...
Non importa che non avessero un soldo bucato, o quasi, la cosa importante era assumere l'atteggiamento giusto.
I suoi capelli non trovavano pace, un giorno gialli, uno arancioni, uno biondo cenere.
La sua sessualita' vorace lo portava dalle rosse alle brune, alle mulatte, e spesso anche ai ragazzi, cosi' per provare. Avrebbe provato anche la cocaina, se solo avesse avuto le risorse finanziarie necessarie...
Roberto dormiva, di un sonno agitato.
Federico si riscosse, si alzo' da quel lago di sudore, si stropiccio' il fondo dei pantaloni di pelle, attaccato come una ventosa al quel sedere scarno che inguanava sul palco con i costumi piu' improbabili.
Si alzo', si accese un'altra sigaretta e si lascio' andare all'onda dei ricordi.
Quella notte di due anni prima, quella ragazza dai capelli corvini...
L'aveva notata per caso, mentre tornava a casa dopo una serata in birreria.
L'aveva seguita, prima discretamente, poi accelerando il passo. Lei sembrava furtiva, si muoveva come un gatto da un'ombra all'altra, da un portone all'altro, fino a rifugiarsi nel buio sotto il viadotto, nel pertugio che divideva le fiancate di due roulotte nell'accampamento zingaro.
Si era avvicinato, badando a non fare rumore, e aveva pian piano scorto un leggero chiarore, quindi una luminosita' soffusa, quindi lo specchiarsi di lingue di fuoco giallo sulla fiancata della roulotte di sinistra.
Ora era in piedi tra le due case viaggianti, e poteva vedere cosa si celava dietro di esse...
Il gruppo era composto da dodici figure, che balzavano alla luce delle fiamme, pur restando ferme con le gambe incrociate. Il tremolio provocato dal calore dava l'impressione che ondeggiassero, e forse lo facevano davvero.
Le fiamme, dapprima gialle, virarono verso un colore verdastro, poi verso un blu elettrico, fino a tornare arancioni... Poi divennero per un attimo rosse, e nel fumo che si sprigionava si compose una figura... Un animale... No, sono due... Due leoni, e quello che sembra un crostaceo, forse un granchio molto grande.
Solo allora si avvide della ragazza, che era in piedi dall'altra parte delle fiamme, come una strega del medioevo, una di quelle povere ragazze che finivano bruciate con l'accusa infamante di giacere col diavolo, quando magari si erano solo rifiutate di giacere con un membro del potentissimo clero di allora...
La figura aveva una sua potenza, sprigionava sensazioni che si annidarono nel suo stomaco... Stomaco che si aggroviglio' una sera, l'estate successiva.
Erano seduti in riva ad un lago, al chiarore della luna, e stavano guardando le stelle. Roberto aveva studiato Astronomia, e stava illustrando agli altri la posizione delle stelle in cielo, le costellazioni, i segni zodiacali...
Ruggero era Leone come Federico, di tre anni piu' giovane pero'.
Roberto era Cancro e Gianni... Gianni non era in grado di dirlo con precisione, forse Bilancia anche se era nato a cavallo con il segno precedente... La Vergine!
Quando Roberto gli disse che probabilmente era proprio della Vergine, Federico si senti' mancare...
Due leoni, un granchio e una ragazza... Quel ricordo vagamente onirico di una strana serata, lontana solo pochi mesi ma allo stesso tempo persa nei meandri del tempo... Erano segni zodiacali!
La sensazione di freddo che prese il cantante sul lago era molto simile a quella che lo stesso cantante provava, bagnato del suo sudore, in piedi in quello studio.
Ruggero stava sonnecchiando, perso nelle sue fantasie.
A giudicare dal gonfiore che gli deformava i jeans, erano le solite fantasie a luci rosse di un ragazzo nel pieno della sua virilita', non importa se il partner nella sua immaginazione fosse una donna, un uomo, o chissa' cosa.
Gianni era stato rapidissimo: era bastato un leggero schiocco di dita per attirare l'attenzione di Federico, ed era bastata un'occhiata per accordarsi.
Federico era sparito, per poi tornare con il cocker del guardiano notturno, con la scusa di far fare due passi all'animale...
Il gonfiore per Ruggero era diventato ancora piu' notevole, ora che il cane stava mangiando la fetta di prosciutto che i due burloni avevano posizionato sulla lampo dell'ignaro batterista... Poi la bestiola, presa da compassione canina, aveva preso a leccare il viso del biondino, che si era svegliato, mezzo contrariato per lo scherzo, ma sotto sotto divertito da quell'intermezzo imprevisto.
Le risate echeggiavano ancora nell'aria quando una figura si discosto' dalle ombre sullo sfondo della sala. Rimase nell'ombra, e comincio' a parlare...
"Un bambino mori', una notte di molti mesi fa.
Qualcuno ha ricevuto un segno.
Il bambino non ha pace, perche' si sente colpevole.
Qualcuno deve raccontare la sua storia."
Come era comparsa, la figura spari'.
Si guardarono muti, ancora frastornati dall'apparizione, ma furono riportati alla realta' da un rantolo... Roberto stava male, e si contorceva a terra.
La corsa in ospedale, le analisi, l'anestesia, l'intervento.
L'appendice di Roberto, grossa come un frutto, lo guardava dall'interno della boccia di vetro. Lui la riguardava e le sorrideva, ancora incredulo per l'essere sopravvissuto a quello che per un pelo non era stato l'ultimo sogno della sua vita.
Non ne aveva parlato a nessuno, ma gli era accaduta una cosa stranissima. Non ricordava che tracce confuse di quella notte, del dolore, della corsa all'ospedale, del malessere al risveglio, dovuto ai postumi dell'anestesia...
Ma ricordava perfettamente quel sogno assurdo che lo aveva cosi' affascinato.
Quelle figure strane, i bambini che si tengono mano nella mano, il pazzo che nessuno voleva ascoltare, la colomba bianca...
Doveva fermare quelle immagini su un foglio, prima che gli sfuggissero tra le dita come sabbia.
Seppure provato dall'intervento da poco subito, Roberto comincio' a scrivere.
Buttare giu' su un pezzo di carta le parole che il tuo cuore ti spara nel cervello non e' facile, come ben sanno i romanzieri, i poeti e i parolieri, gli autori dei testi delle canzoni, quei testi che "potevo scriverla anch'io questa...", ma che poi invece non scrivi mai, perche' non e' facile dare forma alle immagini, renderle uniche, resistere alla tentazione di copiare quelle che gia' esistono, o comunque di scimmiottarne lo stile... Roberto stava iniziando a comporre delle cose per conto suo, ma non aveva ancora la necessaria fluidita' nel coniugare le parole alle soluzioni musicali che lui e i suoi compari sapevano esprimere quando erano insieme...
Ruggero si trovava immerso nel buio.
Sentiva quella mano dalle unghie smaltate accarezzargli delicatamente la pelle sotto l'ombelico, quindi le labbra stringersi sulla punta, la luce torna, e in quell'ammasso di corpi nudi e sudati riconosce quelle labbra, quel viso...
E' Federico.
Ruggero si sveglia tutto sudato dal dormiveglia alcolico, si guarda sotto il pigiama, e capisce che il vecchio adagio per il quale siamo tutti potenzialmente omosessuali quando le barriere della logica e dell'educazione si abbattono, e' un vecchio adagio vero...
In effetti anche a livello cosciente si era reso conto che Federico era interessato agli uomini, anche se conviveva con Marina... Quella con la ragazza era soprattutto una grande amicizia, facevano magari sesso ma non era una cosa profonda, era piu' per il piacere dello stare bene insieme. Ruggero si vantava di aver avuto storie con decine di donne, e questo era vero, ma anche con uomini, mentre in realta' questo sogno era stata la piu' forte approssimazione di un rapporto gay che avesse mai avuto.
La mattina dopo si incontrano in sala di registrazione, sono solo loro tre dato che Roberto e' ancora in osservazione.
E' durato solo un attimo, ma all'incontro con Federico il biondo batterista aveva avuto una terrificante sensazione di deja-vu, che lo aveva portato a giurare di non fare piu' quel tipo di sogni, se non poteva accettarne a livello conscio tutte le possibili implicazioni...
Era stato pesante ammettere a se stesso che gli era piaciuto.
Gianni stava sistemando l'impianto di amplificazione, aveva smontato due casse ed il microfono cercando di intrecciarne i componenti in modo curioso, da amante qual'era della sperimentazione. Mentre correva da una parte all'altra del vasto salone da cui si accedeva alle salette insonorizzate, aveva quasi buttato a terra Federico.
Il cantante era pallido, aveva gli occhi cerchiati di chi non ha chiuso occhio per tutta la notte.
Nella mano, stesa accanto al corpo, aveva un foglio di carta con impresso il logo della sala di registrazione, e le parole di quello che sembrava il resoconto di un fatto di cronaca nera.
"E' la vita reale, o e' solo fantasia?"...
Cosi' iniziava quel racconto strano, che qualcosa o qualcuno sembrava avergli dettato a tarda notte, nella trance provocata dal sonno e dagli spinelli e dall'alcol, vecchi amici di ogni ragazzo della sua eta'.
Si era ritrovato sdraiato su pavimento, fortunatamente fuori da una pozza di vomito che aveva rischiato di soffocarlo, dannato whisky da due soldi!
Stringeva in mano quel foglio... Se lo era appallottolato in tasca mentre puliva quel disastro, perche' malgrado la vita sregolata della rockstar era un bravo ragazzo educato, timoroso del giudizio altrui, portato a cercare di fare sempre di piu', a dimostrare sempre di essere all'altezza...
Quell'attivita' lo aveva sfiancato, e infatti si era riaddormentato, stavolta su divanetto. Dopo pochi minuti si era risvegliato del tutto , aveva frugato nelle tasche, certo che fosse stato solo un ricordo, e invece vi aveva trovato quel foglio, quelle parole che formavano un piccolo racconto.
Il racconto di un bambino, a cui la vita aveva rubato l'innocenza, che per sfuggire ai suoi incubi era scappato in un luogo lontano, per non tornarne mai piu'.
Finito di leggere quel racconto, Federico piangeva, gli occhi gli dolevano per la mancanza di sonno, ma si doveva subito mettere al lavoro per dare una forma a quelle mostruosita' di cui il foglio era pieno.
II.
Erano passati otto mesi, mesi carichi di appuntamenti, di scadenza, di musica e di canzoni, di concerti e di pacche sulle spalle.
Mesi passati in sala di registrazione, interrotti solo da qualche uscita live per provare i pezzi nuovi, e da un enorme concerto gratuito alla fine dell'estate nel parco piu' grande della loro citta'.
Il successo, quella chimera bella e impossibile che avevano inseguito per anni, finalmente li aveva artigliati, e li stava portando sulle ali del vento verso mete che ancora non riuscivano a delineare con certezza.
Il nuovo disco traboccava di creativita', erano riusciti infine a dare un compimento al lento processo che li aveva portati alla completa maturita' artistica, canzoni piene di cambi di tempo e di stile, testi che fluivano veloci dalle loro penne, come se quel primo foglio partorito a fatica avesse stappato l'otre dei venti...
Nella scaletta dell'album, accanto ad un violento attacco a quella sanguisuga del loro vecchio manager, ad una stupenda canzone d'amore e a diversi piccoli gioielli, sedevano le due facce di quella notte.
Da una parte la canzone di Federico, con i suoi sei minuti sospesi tra l'opera ed il rock, con quei cori sovrapposti che all'inizio non avevano convinto il produttore, dall'altra la canzone di Roberto, quell'incubo allucinato che con i suoi otto minuti sembrava spargere la sua luce oscura su tutto il disco...
Quei cori avevano una storia curiosa: i tre strumentisti stavano nella sala grande, mentre Federico si trovava sul balcone a fumare. Stavano discutendo con Raimondo, il produttore che avevano scelto per quella nuova avventura musicale, circa l'opportunita' di far seguire a quella parte lenta un finale rock scatenato, quando il cantante era rientrato, si era seduto al pianoforte, aveva reinterpretato quella parte iniziale alla quale Gianni dava il tempo col basso, poi si era alzando lasciando tutti di sasso al suo "E qui comincia la parte operistica!"...
La sua passione per la musica di una volta li aveva portati gia' diverse volte su terreni che con il rock avevano poco a che fare, ma stavolta sapevano che sarebbero andati oltre, chi se ne importa se il pubblico non avrebbe capito e se le radio non avrebbero concesso loro molti passaggi.
Dal lato oscuro, la creazione di Roberto aveva richiesto quasi due mesi per essere completata, anche perche' lui stesso non riusciva a dare una stesura definitiva a cio' che aveva visto in sogno... E poi anche li' cori, sovraincisioni, ed un canto solitario che sembrava quello di un ubriaco, riverberato da mille effetti speciali che lo rendevano davvero inquietante.
Un pomeriggio Ruggero si reco' nella sala riunioni, dove sapeva di trovare Federico... Era molto indeciso circa le parole da usare, sentiva che il suo amico aveva cambiato atteggiamento nei suoi confronti, forse proprio da quel giorno in cui lo aveva visto cambiare espressione, e da allora non c'era stata piu' occasione per chiarirsi, per sfogarsi, per lanciarsi reciprocamente quelle accuse che creano un momento di tensione, ma fanno molto bene ad ogni rapporto, d'amicizia o di qualunque tipo.
Entrando trovo' Federico chino sul tavolo, circondato da pennarelli senza cappuccio, un paio per terra, gli altri intorno ad un grande foglio bianco, ove si trovava una strana composizione grafica...
Due leoni sdraiati, un granchio con le chele in bella vista ed una ragazza avvolta in veli bianchi, il tutto a fare da elemento centrale ad altri motivi presenti in quello schizzo, ben fatto ma pur sempre opera di una persona che non si guadagna da vivere in quel modo...
"Che te pare di questo per la copertina?"
III.
Erano passati tanti anni, circa dodici.
Ora erano arrivati... Ma che dico arrivati? Forse erano la piu' grande band che avesse calcato le scene in tutta la storia del rock.
Federico era seduto sull'enorme letto della stanza padronale, nell'immensa villa in cui abitava. Colto da un presentimento, era andato a rileggersi il testo di quella sua canzone di tanti anni prima, quella storia terribile, quel bambino...
Avevano venduto milioni di dischi, avevano sfornato almeno venti canzoni di grande successo, ma quella canzone continuava ad essere il cavallo di battaglia di tutte le loro esibizioni live...
La storia di quel bambino violentato da un barbone alcolizzato, e del gesto disperato di quell'anima innocente che prende la pistola e gli fa scoppiare la testa, quelle parole rivolte alla madre "Non voglio morire, a volte vorrei non essere mai nato", quelle parole avevano girato nella mente di Federico per tutti quegli anni.
In qualche modo aveva scritto quel racconto, come gli aveva chiesto quell'ombra apparsa nello studio quella notte persa nei meandri del passato, e non ne era pentito... La sua vita era stata indimenticabile, anche se aveva consumato la sua candela bruciandola da tutte e due le parti, brillando ad intensita' doppia, ma esponendosi al lato oscuro di quel lontano disco.
Il destino, che gli aveva riservato un posto nell'Olimpo del rock, gli aveva parimenti riservato un posto in prima fila al proprio funerale...
Dopo la lettura di quel lontano testo, aveva scorso le pagine fino alle parole di Roberto, che sembravano echeggiare il racconto che gli aveva fatto il suo medico.
"The Prophet's Song", Brian May, Queen, 1975.
" "Gente della terra, ascoltate l'ammonimento" disse il veggente... Attenti alla tempesta che sta arrivando, ascoltate il saggio... Ho sognato di vedere in cima ad una scala, alla luce della luna, un uomo con le mani protese verso la moltitudine davanti a lui, che piangeva per un amore appassito..."
Il DNA e' comunemente descritto come una scala a chiocciola, ma di fatto e' una doppia spirale intrecciata. Una "scala illuminata dalla luna" descrive una parte dell'RNA, nel quale il ruolo della cellula umana e' di "protendere le mani" sulla scala, per creare la proteina corrispondente.
"Un amore appassito" si riferisce al promiscuo e anonimo sesso da bagno pubblico, come descritto sul libro "The Band Plays On" per esempio.
"Ho visto la paura negli occhi fissi degli anziani, le speranze della gioventu' in tombe inquiete. "Non vedo nessun futuro", lo sentii dire, tanto grigio era il volto di ogni mortale"
Questi versi potrebbero riferirsi alla infezione e cecita' da CMV, o alla demenza da AIDS, o ai bambini infettati.
" "Gente della terra, ascoltate l'ammonimento" disse il profeta. Il freddo della notte cadra' presto chiamato dalla tua stessa mano"
"Chiamato dalla tua stessa mano" potrebbe riferirsi alla trans-Africa highway, la "AIDS Highway" come venne chiamata per il suo ruolo nell'espandersi del virus.
"Oh oh bambini della terra, affrettatevi alla nuova vita, prendete la mia mano. Volate e trovate il nuovo ramo verde, tornate come la colomba bianca."
"Prendi la mia mano" e "la nuova vita" si riferiscono al sesso sicuro. "Il nuovo ramo verde" e "la colomba bianca" potrebbero riferirsi all'inibitore proteasico, anche se la colomba e' notoriamente un uccello che pratica la monogamia e la fedelta'.
"Racconto' di una morte che si spandeva come bianca nebbia, prendendosi il perduto ed il bambino non amato. Troppo tardi gli infelici corsero. Questi re delle bestie ora contano i loro giorni. Il figlio e' escluso dall'amore della madre. Sposato con il suo prezioso guadagno. La terra si scuotera', si spezzera' in due e la morte tutto intorno sara' il tuo dono."
" "Bianca nebbia": questo e' l'argomento decisivo.
L'HIV infetta le cellule ematopoietiche derivate dal midollo e in particolare dai leucociti. Sbocciano come particelle virali circondate da una membrana. Dentro c'e' una gocciolina nella quale e' presente il virus.
Queste goccioline formano la "bianca nebbia".
"Il perduto" potrebbe riferirsi ai tossicodipendenti, mentre "il bambino non amato" si riferisce ai famosi "AIDS babies".
"Troppo tardi" si riferisce al fatto che quando la gente comincio' a credere che la "immunodeficenza dei gay" era una cosa vera erano gia' largamente infettati, e "i re delle bestie" si potrebbero riferire ai bagni pubblici. Il figlio "escluso" dall'"amore della madre" si potrebbero riferire ai genitori fondamentalisti che forzavano i propri figli a non avere la consolazione dei loro amanti negli ultimi giorni in ospedale.
"La terra si spacchera' in due" perche' i paesi ricchi metteranno sotto controllo l'HIV mentre il resto del mondo sara' vittima.
"Ascoltate l'ammonimento. Per quelli che prestano fede alle mie parole, ecco il buon piano. A due a due, il mio zoo umano. Correranno per venire fuori dalla pioggia."
Un altro chiaro riferimento alla monogamia. "Per quelli che prestano fede alle mie parole" se il veggente e' l'essere umano che risponde positivamente all'HIV (protendendo le mani sulla scala), allora le sue parole sono gli anticorpi contro l'HIV, usati per i test e per dividere lo zoo umano in positivi e negativi. La pioggia e' un riferimento alla "bianca nebbia".
"Temi per la tua vita! Non pensare che i fuochi dell'inferno ti risparmino. La morte ti aspettera'."
"I fuochi dell'inferno" si potrebbero riferire alle persecuzioni religiose nei primi tempi dell'epidemia. Il tono della canzone sembra suggerire che se questo fosse un caso di telepatia retrotemporale, chi la mando' non era esattamente liberale.
"Dio ti dara' la grazia per purificare questo luogo e la pace intorno a te potrebbe essere la tua fortuna."
"Dio ti dara' la grazia" si riferisce alla conoscenza preesistente dell'AZT o al "periodo di grazia" dato alla gente che prova a sopravvivere. "Potrebbe essere la tua fortuna" potrebbe riferirsi al costo, il fattore che potrebbe obbligare milioni di persone ad affrontare il virus senza l'aiuto della tecnologia.
"Bambini della terra, l'amore e' la risposta, prendete la mia mano. La visione svanisce, sento una voce, "Ascolta il Pazzo!" ma ho ancora paura eppure oso non ridere del Pazzo."
"L'amore e' la risposta, prendete la mia mano" e' la continuazione del tema del sesso sicuro. Il meccanismo che permise all'HIV di espandersi potrebbe funzionare anche nella direzione inversa. Il Pazzo potrebbe riferirsi alla gente paranoica che attaccava il "cancro dei gay".
Cosi' era tutto scritto. Aveva acquistato la fama, ma quanto aveva dovuto cedere in cambio! Il non aver mai saputo, nella vita, se era stato amato, se amavano lui o i soldi che possedeva, e' una condanna che tutti i personaggi famosi hanno, ma che in lui aveva raggiunto nuove vette di parossismo... Aveva passato oltre quattro anni all'estero, in un ambiente piu' consono ai suoi gusti particolari, e quella liberta' a lungo agognata gli aveva regalato l'avverarsi di quella lontana profezia.
La promessa che lo aveva legato a quel bambino, tanti anni prima, ormai era sciolta. la scritta FINE, sul libro della sua vita era gia' scritta, mancava di sapere soltanto la data...
Da dove vengo, dove sto andando, quanto mi resta?
Non so per quanto tempo staremo ancora insieme, ma chi lo sa in fondo?
