I CAPITOLO
C'era una volta nell'antico Oriente, in un villaggio chiamato Yaxset, una giovane fanciulla che si chiamava Sciarad. Ella aveva lunghi capelli neri che le ricadevano sulle spalle color caffè.
Gli occhi erano anch'essi neri mentre la bocca era di un bel rosso fuoco. Il suo corpo era di una tale perfezione che non era difficile scambiarla per una principessa.
Sciarad viveva con la vecchia madre in una piccola ma accogliente casetta ai margini del villaggio.
Un giorno, come suo solito, uscì di casa per andare ad attingere l'acqua alla fontana del paese. Mentre tirava su il secchio, le si avvicinò una vecchina che trascinava dietro sé un grosso carretto, e rivolgendosi verso Sciarad le disse: "Cara ragazza vorresti, per favore, aiutarmi a lavare questi panni nella fontana? Sono troppo vecchia e non riesco più a piegarmi bene". Sciarad, che era di animo buono, non se lo fece ripetere due volte; "Certo vecchina" le disse "non ti preoccupare ora ci penso io". Detto, fatto. In poco tempo tutti i panni furono lavati e messi ad asciugare su di alcuni cespugli lì vicino alla fonte. "Sei stata molto gentile con me, e perciò ti voglio ricompensare." Dicendo ciò, si avvicinò al carretto e alzati alcuni teli tirò fuori un bellissimo tappeto. Questo era fatto con intarsi in oro e argento di uno stupendo blu cielo e con nuvole colorate di rosa e bianco lucenti. Sciarad non stava più nella pelle dalla gioia e dallo stupore. Mai aveva visto un tappeto di cotanta bellezza.
La vecchina le disse "Prendilo, ora è tuo, tienilo da conto però: ti sarà molto utile, non lasciarlo mai, un giorno ti salverà la vita!" Detto questo se ne andò.
Sciarad prese il tappeto e lo portò a casa dove lo mostrò alla madre, la quale rimase anch'essa molto colpita sia dal dono che dallo strano racconto che Sciarad le aveva fatto.
I giorni passarono felicemente fino a quando il paese fu preso d'assalto da una banda di ladroni. Le due donne, prese dalla disperazione, si rifugiarono nella loro casa e sedute sul tappeto tremanti e piangenti, aspettavano rassegnate l'arrivo della loro fine.
"Oh, mamma" disse Sciarad " se potessimo volare via fino a Baghdad da tua sorella, saremmo in salvo!" Sciarad non aveva finito di pronunciare queste parole che il tappeto cominciò a sollevarsi e a volare!.
Sciarad era stupefatta, non riusciva a capire che cosa stava accadendo, ma sapeva che il tappeto le stava salvando da una morte orribile.
Sotto di loro passavano pianure, deserti, villaggi e città fino a giungere, durante la notte, alle porte di Baghdad dove atterrarono. Le due donne arrotolarono accuratamente il tappeto ed entrarono nella città senza essere viste da nessuno.
Quando giunsero dalla sorella di sua madre, raccontarono tutta la loro storia e quest'ultima le pregò di rimanere da lei.
Assieme alla sorella viveva anche un giovane di nome Rashid, suo figlio adottivo. Egli era, con la sua piccola banda, un ladruncolo che rubacchiava qua e là piccole cose per avere in tasca qualche soldo.
I due ragazzi, Rashid e Sciarad, divennero subito buoni amici anche se lei era fortemente attratta dalla bellezza selvaggia e affascinante del giovane Rashid. Egli era infatti un bel giovane, alto un metro e ottanta con forti braccia e muscolose gambe. Aveva un ampio torace che si stringeva sui fianchi sodi. Il suo volto emanava forza e scaltrezza, mentre i suoi occhi neri e profondi ammaliavano chiunque li guardasse.
E' facile capire come ben presto, l'una si innamorò perdutamente dell'altro.
Un brutto giorno Omar, un carissimo amico di Rashid, fu arrestato perché, dicevano, aveva rubato al Pascià di Baghdad un prezioso cofanetto che conteneva delle pietre magiche.
Egli era stato allora condotto difronte al Pascià il quale lo aveva punito rinchiudendolo nel nero castello del grande mago Jasef, il più temuto di tutti i maghi. Questo castello era situato su di un'altissima ed inaccessibile montagna. Unico modo per potervi giungere era sapere quale delle sette porte, che si trovavano ai piedi della montagna, permettesse l'accesso all'interno. Dietro le altre vi erano enormi draghi e feroci demoni pronti ad uccidere il malcapitato che vi entrasse.
Rashid, saputa la notizia, decise di liberare il suo fedele amico. "Non andrai da solo" gli disse Sciarad, "io verrò con te!". "No!" le rispose il ragazzo "potrebbe essere molto pericoloso ed io non voglio che ti accada nulla di male"; ma Sciarad non volle sentire ragioni e tanto fece che riuscì a convincere Rashid a portarla con lui.
I due ragazzi montarono allora sul tappeto volante e volarono sino ai margini del deserto. Qui viveva in una grande grotta, una strega di nome Kasar. Era una delle più potenti streghe della terra e tra esse la più brutta; aveva lunghi capelli verdi che cadevano spettinati sulle vecchie e ossute spalle. La sua faccia era cosparsa di grossi bubboni puzzolenti e purulenti e tra di essi si ergeva un grosso naso bitorzoluto. La bocca, poi, aveva ormai da tempo perso quasi tutti i denti e gli ultimi stavano per fare la stessa fine. Il suo corpo era ormai molto vecchio ed era piegato in due dall'età molto avanzata.
I due ragazzi si portarono al cospetto di essa e le domandarono come potevano giungere al castello del mago Jasef.
"Eh, come correte ragazzi" gracchiò la strega con la sua stridula voce " Prima di giungere al castello, bisogna che voi superiate quattro prove e poi, e solo allora, io potrò darvi la chiave che apre l'unica porta per entrare nell'interno della montagna".
"Quali sono queste prove che dovremmo superare?" chiese Rashid.
"La prima consiste nel rubare la grande perla che si trova nella grotta nel Mar Rosso. Essa è custodita nella più grande ostrica esistente al mondo".
"Non sarà semplice perché è protetta da una grossa manta dotata di poteri magici. Per poterla vincere avrete bisogno del cavallo marino dalla coda bianca, che potrete trovare vicino alla grotta. Egli ha il potere di addormentare, con il suo nitrito, la manta".
"Per la seconda prova dovrete tornare da me con la perla" disse la strega e poi si ritirò nelle profondità del suo antro.
I due giovani ripresero così il cammino. Salirono sul tappeto e pronunciate le parole magiche spiccarono il volo. In poche ore furono sulle rive del Mar Rosso.
II CAPITOLO
Quando giunsero, Rashid disse a Sciarad di rimanere sulla spiaggia mentre lui sarebbe andato a prendere la perla. Dopo di che Rashid cominciò ad immergersi. Prima di buttarsi aveva preso lunghe boccate d'aria in modo da averne una buona scorta. In realtà lui era un ottimo nuotatore e conosceva tutti i segreti e le astuzie del nuoto.
Come la strega Kasar aveva predetto, Rashid trovò, nei pressi della grotta, un bellissimo ippocampo (o cavalluccio marino) dalla coda bianca che scorrazzava qua e là tra le onde. Rashid di soppiatto gli si avvicinò, cercando il più possibile di non farsi scoprire.
Quando gli fu a meno di un metro di distanza ...Oplà, gli saltò in groppa e afferrò, con tutte le sue forze, il collo del cavallo marino cercando di rimanergli in groppa.
L'animale cominciò a dibattersi e a contorcersi creando attorno a sé una miriade di bollicine che turbinando salivano velocemente in superficie. La vittoria fu però del giovane che riuscì a domare l'animale. Durante la lotta però egli aveva esaurito la sua riserva d'aria e quindi, risalì in superficie, in groppa del ippocampo per riprendere fiato; dopo di che si immerse di nuovo. Ora non gli rimaneva che entrare nella grotta e prendere la perla che la grande manta custodiva.
Appena entrò nella grotta, sentì subito una strana sensazione come se grandi occhi spiassero i suoi movimenti. La luce era molto bassa tanto che non permetteva di vedere oltre i due metri. Le pareti della grotta erano ricoperte da grandi alghe che seguivano costantemente l'andare e il rifluire della corrente marina; sembravano quasi che volessero attirare, con quel loro movimento, i malcapitati che si avvicinavano alla grotta. Rashid ormai era arrivato all'entrata di un'altra e molto grande caverna che aveva un'immensa volta subacquea. Infondo alla grotta Rashid vide la gigantesca ostrica che apriva e chiudeva le sue valve nell'atto di nutrirsi del plancton o di piccoli pesci che venivano risucchiati da quel movimento. Egli si guardò attorno per vedere se c'era la manta, ma non riuscì a scorgerla ed allora si avviò, in groppa al suo ippocampo verso la grande ostrica. Quando vi arrivò vide che non poteva prendere la perla, perché l'ostrica mentre richiudeva le sue valve avrebbe preso anche la mano troncandogliela di netto. Perciò cercò un oggetto che potesse bloccare, almeno per qualche minuto, le valve dell'ostrica. Ad un certo punto vide, poco lontano, un osso di tibia, forse di qualche marinaio che era entrato nella grotta e che era stato ucciso dalla manta; subito lo mise tra le due valve della grande ostrica e cercò nel suo interno la perla. La trovò quasi subito e la mise nella sacca che aveva portato con sé. Dopo di che spezzò con una pietra, l'osso e risalì sul cavallo marino.
Stava per uscire dalla grotta quando due grandi occhi rossi gli si pararono d'innanzi. Sembrava che sbucassero dal nulla. La manta era tornata e ora chiedeva vendetta per l'affronto che le era stato fatto. Allargò le sue pinne pettorali che il tempo aveva trasformato in enormi strutture alari triangolari e flessibili e spiccò un "volo" che sfiorò di poco Rashid e il suo amico marino.
Il volo della manta fece sbattere i due corpi contro la parete della grotta provocando un rumore sordo e cupo. Rashid, però, non si perse d'animo e rimontato in fretta in groppa al suo cavallo cercò di fuggire dalla grotta, ma la manta si era già portata di fronte all'uscita e li aspettava per poterli uccidere.
Quando ormai erano vicinissimi alle fauci della manta il cavallo marino lanciò il suo soporifero nitrito che, di colpo, fece addormentare il grande animale. Rashid riuscì così a salvarsi dalla terribile manta e ad uscire sano e salvo dalla grotta.
Sciarad, nel frattempo, era molto preoccupata, tutta sola la sulla spiaggia, perché non vedeva tornare a riva Rashid. Ad un tratto vide affiorare sulla superficie dell'acqua mille bollicine e nel gran ribollio apparire il ragazzo in groppa all'ippocampo.
Nella sua mano stringeva la bella perla.
Giunto sulla battigia scese dal suo "destriero" e lo lasciò libero di ritornare nelle immense profondità del mare. Dopodiché risalirono insieme sul tappeto e fecero ritorno dalla strega Kasar.
Qui giunti consegnarono la perla alla strega. "Siete stati molto bravi ragazzi a prendere la perla, non credevo che ci sareste riusciti, Ha!Ha!Ha!" disse sghignazzando la strega. "La seconda prova sarà ancora più difficile; dovrete combattere ed uccidere il Grande Sacerdote della Montagna del Picco Bianco, che ha il potere di pietrificare, con un soffio, ogni persona che riesce a catturare e a stringere nelle sue potenti braccia."
"Unica arma di cui disporrete sarà questa spada che vi do, che ha il potere di divenire, durante il combattimento, incandescente. E' l'unica che può uccidere il Gran Sacerdote". Poi aggiunse "Ricordate che essa è l'unica arma in grado di sconfiggerlo, essendo esso protetto da forze magiche". "Per essere sicura che voi abbiate ucciso il Gran Sacerdote della Montagna del Picco Bianco, dovrete portarmi il suo mantello, del quale non si libera MAI!." Detto questo stava per rientrare nelle profondità della caverna, quando Rashid la chiamò chiedendogli come avrebbe fatto a raggiungere la Montagna in questione. La strega gli rispose che avrebbero dovuto andare verso Ovest e raggiungere la catena dei Monti Selvaggi; la cima più alta di questi sarebbe stata la Montagna del Sacerdote. I due ragazzi partirono nuovamente per la loro seconda avventura.
