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Norme redazionali adottate
dalla EDITODAME
Se volete pubblicare un vostro testo per la editodame
è necessario che seguiate le seguenti norme redazionali.
Non sono norme assolute o dogmatiche ma semplicemente sono quelle che
ho deciso di adottare consultando qua e là manuali specifici sulla
materia.
Perché è necessaria una uniformità di stile?
Le ragioni sono molteplici, la più ovvia è la necessità
di rendere omogenee e coerenti le pubblicazioni della EDITODAME. Ed è
necessario che lo faccia lautore perché per me inizia a diventare
oneroso in termini di tempo. Anzi se lautore trova qualcuno che
lo faccia per lui è ancora meglio, perché ciò garantisce
maggior distacco dal testo e maggior obiettività. Non voglio limitare
la vostra creatività ma dare coerenza per quanto possibile ai testi
pubblicati. Chi ha letto, o leggerà, i primi testi pubblicati si
accorgerà che dapprima non mi ero neppure posto il problema, se
avrò tempo per ora è impossibile retificherò
i vecchi testi. Se qualche anima pia e volenterosa vuole dare un aiuto
ben venga! Se qualcuno più esperto di me trova errori o imprecisioni
nelle seguenti norme è pregato di avvisarmi.
Accenti e troncamenti
Nella lingua scritta è prevista (ed è
obbligatoria) solo l'accentazione delle vocali finali delle parole nelle
quali il tono della voce si rafforza sull'ultima sillaba (accento grafico).
È possibile l'uso dell'accento per le vocali interne quando
ciò serva per togliere ambiguità tra termini omografi
(scritti nello stesso modo) che abbiano significati differenti. Generalmente,
questa ambiguità è risolta dal contesto e raramente
si incontra la necessità di utilizzare accenti interni.
Si utilizza comunemente solo l'accento grave (àèìòù),
con l'eccezione della vocale "e" che può avere l'accento
acuto (é).
Vogliono l'accento acuto le parole terminanti in ché
(perché, poiché, ecc.), oltre a né (congiunzione)
e sé (pronome tonico). In particolare, sé
viene scritto generalmente senza accento quando è seguito da
stesso, anche se la grammatica non lo richiede.
Vogliono l'accento alcuni monosillabi contenenti due vocali: ciò,
già, giù, più e può.
Vogliono l'accento i monosillabi che senza potrebbero avere un significato
differente. La tabella sottostante mostra l'elenco dei monosillabi
accentati più importanti.
Non vogliono l'accento alcuni monosillabi tra cui: qui, qua,
sto e sta.
Solo alcune parole tronche richiedono la segnalazione di tale troncamento
con l'apostrofo finale. In particolare: po' (poco), mo'
(modo), ca' (casa) e alcuni imperativi.
L'accento circonflesso (^) non si usa più. Serviva per
i nomi terminanti in -io che al plurale terminerebbero in -ii
(per esempio: armadio, armadii). Attualmente, si tende a usare questi
plurali con una sola -i finale, a parte i casi in cui ciò
genera ambiguità (assassino, assasini; assassinio,
assassinii).
| dà |
indicativo di dare (dà valore) |
da |
preposizione (da voi) |
| è |
verbo |
e |
congiunzione |
| là |
avverbio (resta là) |
la |
articolo |
| lì |
avverbio (vado lì) |
li |
pronome |
| né |
congiunzione (né questo né quello)
|
ne |
pronome (ne voglio ancora) |
| sé |
pronome tonico (pieno di sé) |
se |
pronome atono o congiunzione |
| sì |
avverbio (dice di sì) |
si |
pronome |
Evitate di utilizzare l'apostrofo per accentare le maiuscole.
È scritto così!
non
E' scritto così!
(sforzatevi un poco, non è difficile trovare le
combinazioni di tasti che lo permettono).
Punteggiatura e spaziatura
Ogni parola è separata da un solo spazio.
(Non è difficile basta evidenziare il testo nascosto nel vostro
programma di scrittura).
Il testo non si formatta con gli spazi vuoti ma con opportuni comandi:
allinea a destra, allinea a sinistra, centrato, giustificato, rientri
e tabulazioni quando necessarie (non eccedere con quest'ultimi).
La dattilografia insegnava a ottenere testi allineati a sinistra e
a destra con l'inserzione opportuna di spazi aggiuntivi. Questo tipo
di tecnica è ormai da abbandonare, lasciando semmai che siano
i programmi di composizione a prendersi cura di questi problemi.
Un autore non deve pensare a queste cose quando scrive la propria
opera; si deve limitare a spaziare le parole con un solo carattere
spazio.
Il testo non si allinea con le tabelle se non si tratta di
dati tecnici, sempre meglio le tabulazioni e soprattutto mai usare
le terribili/temibili tabelle di word
I simboli di punteggiatura normale sono attaccati alla parola che
precede e separati con uno spazio dalla parola che segue.
Si tratta di: punto, virgola, due punti, punto e virgola, punto interrogativo
e punto esclamativo.
Le parentesi sono attaccate al testo che racchiudono e, rispetto
alla punteggiatura esterna, si comportano come un'unica parola. La parentesi
di apertura è separata con uno spazio dalla parola che precede,
mentre quella di chiusura è separata con uno spazio dalla parola
che segue. I simboli di punteggiatura normale che dovessero seguire una
parentesi chiusa vanno attaccati a questa ultima. Nella lingua italiana
non è consentito racchiudere all'interno di parentesi un periodo
terminante con il punto fermo.
- Il trattino di unione corto è unito alle parole da
collegare.
Si usa per unire insieme due parole in modo da formare una parola
composta.
Il trattino intermedio, serve per introdurre un inciso.
Si usa per aprire l'inciso e solitamente anche per chiuderlo, come
se si trattasse di parentesi. Come nel discorso diretto o dialogo,
è superfluo inserire le virgole. Mentre il punto interrogativo,
il punto esclamativo e i puntini vanno collocati davanti al trattino
di chiusura. Si usa inoltre per le elencazioni e per indicare il segno
meno.
Il trattino lungo utilizzato per delimitare un discorso
diretto, viene usato normalmente solo in apertura. Può apparire
anche un trattino in chiusura quando al discorso diretto segue un commento.
Come nel discorso diretto o dialogo, è superfluo inserire le virgole.
Mentre davanti al trattino di chiusura vanno collocati il punto interrogativo,
il punto esclamativo e i puntini. Si può sostituire con il trattino
intermedio ( vedi la voce "il dialogo").
Utilizzo
dei simboli di interpunzione
L'uso della punteggiatura nella lingua italiana è
definito da regole molto vaghe che si prestano a facili eccezioni di ogni
tipo. Qui si elencano solo alcuni concetti fondamentali. Nell'uso della
punteggiatura spesso si gioca lo stile o presunto tale dell'autore,
dunque non vi chiedo di adottare queste indicazioni ma semplicemente di
aver ben chiaro, nella vostra mente, l'uso comune di tali segni e l'uso
che ne fate voi.
La virgola è un segno di interpunzione che collega due
segmenti di testo separati da una pausa debole
Il punto e virgola è un segno di interpunzione che si colloca
a metà strada tra la virgola e il punto. Non segna la chiusura
di un periodo.
I due punti sono un simbolo di interpunzione esplicativo. Collegano
due segmenti di testo separati dal punto di vista sintattico, in cui la
seconda parte, quella che segue il simbolo, elenca, chiarisce o dimostra
il concetto espresso nella prima parte.
Il punto fermo è un segno di interpunzione che collega due
segmenti di testo separati da un pausa forte. Generalmente segna la conclusione
di un periodo. La parola successiva al punto ha l'iniziale maiuscola.
Il punto esclamativo indica generalmente la conclusione di un'esclamazione
affermativa. Generalmente, quando conclude un periodo, il testo che segue
ha l'iniziale maiuscola.
Il punto di domanda indica un tono interrogativo alla fine di una
frase. Generalmente, quando conclude un periodo, il testo che segue ha
l'iniziale maiuscola.
I punti di sospensione sono in numero fisso di tre e indicano che
il discorso non viene portato a conclusione. Generalmente, sono uniti
alla parola o al segno di interpunzione che li precede, oppure distanziati,
a seconda che siano solo una sospensione oppure indichino l'omissione
di un nome o di un'altra parola. Se si trovano alla fine di un periodo,
dove andrebbe collocato un punto, questo non viene aggiunto e la frase
successiva inizia con la maiuscola. Nello stesso modo, se si trovano alla
fine di un'abbreviazione che termina con un punto, questo punto viene
assorbito.
È bene utilizzare il carattere apposito e non tre punti normali.
Voi non mi conoscete
Voi non mi conoscete... .
Voi non mi conoscete...
ecc. Il punto di abbreviazione, quando si trova
alla fine di un periodo, conclude da solo anche il periodo stesso, ed
è seguito da iniziale maiuscola.
Ho comprato carta, matite, pennelli, ecc.
Ho comprato carta, matite, pennelli, ecc..
Le parentesi, generalmente tonde, servono per
delimitare un inciso, come un commento, una nota dello scrivente, un chiarimento,
ecc.
Le iniziali maiuscole
Si utilizza la iniziale maiuscola per nomi di epoche
di grande importanza:
il Quattrocento, il Risorgimento, la Rivoluzione francese.
Nomi e termini geografici:
il Medio oriente, l'Italia
Nomi composti (il primo minuscolo se comune)
mar Ionio, monte Rosa, lago Maggiore.
Appellativi e soprannomi:
Giovanni dalle Bande Nere, Lorenzo il Magnifico.
E ovviamente tutti i nomi propri.
Il corsivo
Si scrivono in corsivo:
le parole o frasi da porre in risalto;
i titoli di opere;
le parole straniere non di uso corrente.
Il dialogo
Il dialogo si inizia sempre a capoverso e ogni battuta
va indicata con la trattina lunga (). Gli incisi all'interno del
dialogo vanno aperti e chiusi con la trattina lunga. La battuta non va
chiusa con la trattina. Si possono in alternativa usare le trattine italiane
(ma la editodame ha deciso di non usarle), in tal caso le battute vanno
aperte e chiuse.
Ma sai quello che stai dicendo?
Certo che lo so.
All'interno del dialogo le battute di altri interlocutori
o le citazioni o i pensieri si delimitano con le viirgolette italiane.
Proprio ieri mi ha detto «Andrea è
un opportunista» .
Se all'interno del dialogo si inserisce il narratore
allora l'inciso va aperto e chiuso con la trattina lunga. È superfluo
aggiungere la virgola prima del trattino.
Non ne voglio sapere nulla disse allontanandosi
non mi riguarda.
Non ne voglio sapere nulla , disse allontanandosi
non mi riguarda
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