Le opere pubblicate
Come editarsi
Norme redazionali
Le collane
Daniele Leone

 


Norme redazionali adottate
dalla EDITODAME

Se volete pubblicare un vostro testo per la editodame è necessario che seguiate le seguenti norme redazionali.
Non sono norme assolute o dogmatiche ma semplicemente sono quelle che ho deciso di adottare consultando qua e là manuali specifici sulla materia.

Perché è necessaria una uniformità di stile?
Le ragioni sono molteplici, la più ovvia è la necessità di rendere omogenee e coerenti le pubblicazioni della EDITODAME. Ed è necessario che lo faccia l’autore perché per me inizia a diventare oneroso in termini di tempo. Anzi se l’autore trova qualcuno che lo faccia per lui è ancora meglio, perché ciò garantisce maggior distacco dal testo e maggior obiettività. Non voglio limitare la vostra creatività ma dare coerenza per quanto possibile ai testi pubblicati. Chi ha letto, o leggerà, i primi testi pubblicati si accorgerà che dapprima non mi ero neppure posto il problema, se avrò tempo — per ora è impossibile — retificherò i vecchi testi. Se qualche anima pia e volenterosa vuole dare un aiuto ben venga! Se qualcuno più esperto di me trova errori o imprecisioni nelle seguenti norme è pregato di avvisarmi.

 

 

Accenti e troncamenti

Nella lingua scritta è prevista (ed è obbligatoria) solo l'accentazione delle vocali finali delle parole nelle quali il tono della voce si rafforza sull'ultima sillaba (accento grafico).
È possibile l'uso dell'accento per le vocali interne quando ciò serva per togliere ambiguità tra termini omografi (scritti nello stesso modo) che abbiano significati differenti. Generalmente, questa ambiguità è risolta dal contesto e raramente si incontra la necessità di utilizzare accenti interni.
Si utilizza comunemente solo l'accento grave (àèìòù), con l'eccezione della vocale "e" che può avere l'accento acuto (é).
Vogliono l'accento acuto le parole terminanti in ché (perché, poiché, ecc.), oltre a (congiunzione) e (pronome tonico). In particolare, viene scritto generalmente senza accento quando è seguito da stesso, anche se la grammatica non lo richiede.
Vogliono l'accento alcuni monosillabi contenenti due vocali: ciò, già, giù, più e può.
Vogliono l'accento i monosillabi che senza potrebbero avere un significato differente. La tabella sottostante mostra l'elenco dei monosillabi accentati più importanti.
Non vogliono l'accento alcuni monosillabi tra cui: qui, qua, sto e sta.
Solo alcune parole tronche richiedono la segnalazione di tale troncamento con l'apostrofo finale. In particolare: po' (poco), mo' (modo), ca' (casa) e alcuni imperativi.
L'accento circonflesso (^) non si usa più. Serviva per i nomi terminanti in -io che al plurale terminerebbero in -ii (per esempio: armadio, armadii). Attualmente, si tende a usare questi plurali con una sola -i finale, a parte i casi in cui ciò genera ambiguità (assassino, assasini; assassinio, assassinii).

indicativo di dare (dà valore) da preposizione (da voi)
è verbo e congiunzione
avverbio (resta là) la articolo
avverbio (vado lì) li pronome
congiunzione (né questo né quello) ne pronome (ne voglio ancora)
pronome tonico (pieno di sé) se pronome atono o congiunzione
avverbio (dice di sì) si pronome

Evitate di utilizzare l'apostrofo per accentare le maiuscole.

È scritto così!

non

E' scritto così!

(sforzatevi un poco, non è difficile trovare le combinazioni di tasti che lo permettono).

Punteggiatura e spaziatura

Ogni parola è separata da un solo spazio. (Non è difficile basta evidenziare il testo nascosto nel vostro programma di scrittura).
Il testo non si formatta con gli spazi vuoti ma con opportuni comandi: allinea a destra, allinea a sinistra, centrato, giustificato, rientri e tabulazioni quando necessarie (non eccedere con quest'ultimi).
La dattilografia insegnava a ottenere testi allineati a sinistra e a destra con l'inserzione opportuna di spazi aggiuntivi. Questo tipo di tecnica è ormai da abbandonare, lasciando semmai che siano i programmi di composizione a prendersi cura di questi problemi.
Un autore non deve pensare a queste cose quando scrive la propria opera; si deve limitare a spaziare le parole con un solo carattere spazio.

Il testo non si allinea con le tabelle se non si tratta di dati tecnici, sempre meglio le tabulazioni e soprattutto mai usare le terribili/temibili tabelle di word

I simboli di punteggiatura normale sono attaccati alla parola che precede e separati con uno spazio dalla parola che segue.
Si tratta di: punto, virgola, due punti, punto e virgola, punto interrogativo e punto esclamativo.

Le parentesi sono attaccate al testo che racchiudono e, rispetto alla punteggiatura esterna, si comportano come un'unica parola. La parentesi di apertura è separata con uno spazio dalla parola che precede, mentre quella di chiusura è separata con uno spazio dalla parola che segue. I simboli di punteggiatura normale che dovessero seguire una parentesi chiusa vanno attaccati a questa ultima. Nella lingua italiana non è consentito racchiudere all'interno di parentesi un periodo terminante con il punto fermo.

- Il trattino di unione corto è unito alle parole da collegare.
Si usa per unire insieme due parole in modo da formare una parola composta.

– Il trattino intermedio
, serve per introdurre un inciso.
Si usa per aprire l'inciso e solitamente anche per chiuderlo, come se si trattasse di parentesi. Come nel discorso diretto o dialogo, è superfluo inserire le virgole. Mentre il punto interrogativo, il punto esclamativo e i puntini vanno collocati davanti al trattino di chiusura. Si usa inoltre per le elencazioni e per indicare il segno meno.

— Il trattino lungo utilizzato per delimitare un discorso diretto, viene usato normalmente solo in apertura. Può apparire anche un trattino in chiusura quando al discorso diretto segue un commento. Come nel discorso diretto o dialogo, è superfluo inserire le virgole. Mentre davanti al trattino di chiusura vanno collocati il punto interrogativo, il punto esclamativo e i puntini. Si può sostituire con il trattino intermedio ( vedi la voce "il dialogo").

 

Utilizzo dei simboli di interpunzione

L'uso della punteggiatura nella lingua italiana è definito da regole molto vaghe che si prestano a facili eccezioni di ogni tipo. Qui si elencano solo alcuni concetti fondamentali. Nell'uso della punteggiatura spesso si gioca lo stile – o presunto tale – dell'autore, dunque non vi chiedo di adottare queste indicazioni ma semplicemente di aver ben chiaro, nella vostra mente, l'uso comune di tali segni e l'uso che ne fate voi.

La virgola è un segno di interpunzione che collega due segmenti di testo separati da una pausa debole

Il punto e virgola è un segno di interpunzione che si colloca a metà strada tra la virgola e il punto. Non segna la chiusura di un periodo.

I due punti sono un simbolo di interpunzione esplicativo. Collegano due segmenti di testo separati dal punto di vista sintattico, in cui la seconda parte, quella che segue il simbolo, elenca, chiarisce o dimostra il concetto espresso nella prima parte.

Il punto fermo è un segno di interpunzione che collega due segmenti di testo separati da un pausa forte. Generalmente segna la conclusione di un periodo. La parola successiva al punto ha l'iniziale maiuscola.

Il punto esclamativo indica generalmente la conclusione di un'esclamazione affermativa. Generalmente, quando conclude un periodo, il testo che segue ha l'iniziale maiuscola.

Il punto di domanda indica un tono interrogativo alla fine di una frase. Generalmente, quando conclude un periodo, il testo che segue ha l'iniziale maiuscola.

I punti di sospensione sono in numero fisso di tre e indicano che il discorso non viene portato a conclusione. Generalmente, sono uniti alla parola o al segno di interpunzione che li precede, oppure distanziati, a seconda che siano solo una sospensione oppure indichino l'omissione di un nome o di un'altra parola. Se si trovano alla fine di un periodo, dove andrebbe collocato un punto, questo non viene aggiunto e la frase successiva inizia con la maiuscola. Nello stesso modo, se si trovano alla fine di un'abbreviazione che termina con un punto, questo punto viene assorbito.
È bene utilizzare il carattere apposito e non tre punti normali.

Voi non mi conoscete…

Voi non mi conoscete... .

Voi non mi conoscete...

 

ecc. Il punto di abbreviazione, quando si trova alla fine di un periodo, conclude da solo anche il periodo stesso, ed è seguito da iniziale maiuscola.

Ho comprato carta, matite, pennelli, ecc.

Ho comprato carta, matite, pennelli, ecc..

 

Le parentesi, generalmente tonde, servono per delimitare un inciso, come un commento, una nota dello scrivente, un chiarimento, ecc.

 

Le iniziali maiuscole

Si utilizza la iniziale maiuscola per nomi di epoche di grande importanza:

il Quattrocento, il Risorgimento, la Rivoluzione francese.

Nomi e termini geografici:

il Medio oriente, l'Italia

Nomi composti (il primo minuscolo se comune)

mar Ionio, monte Rosa, lago Maggiore.

Appellativi e soprannomi:

Giovanni dalle Bande Nere, Lorenzo il Magnifico.

E ovviamente tutti i nomi propri.

Il corsivo

Si scrivono in corsivo:

– le parole o frasi da porre in risalto;

– i titoli di opere;

– le parole straniere non di uso corrente.

 

Il dialogo

Il dialogo si inizia sempre a capoverso e ogni battuta va indicata con la trattina lunga (—). Gli incisi all'interno del dialogo vanno aperti e chiusi con la trattina lunga. La battuta non va chiusa con la trattina. Si possono in alternativa usare le trattine italiane (ma la editodame ha deciso di non usarle), in tal caso le battute vanno aperte e chiuse.

— Ma sai quello che stai dicendo?

— Certo che lo so.

All'interno del dialogo le battute di altri interlocutori o le citazioni o i pensieri si delimitano con le viirgolette italiane.

— Proprio ieri mi ha detto «Andrea è un opportunista» .

Se all'interno del dialogo si inserisce il narratore allora l'inciso va aperto e chiuso con la trattina lunga. È superfluo aggiungere la virgola prima del trattino.

— Non ne voglio sapere nulla — disse allontanandosi — non mi riguarda.

— Non ne voglio sapere nulla , — disse allontanandosi — non mi riguarda


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