Il Teatro di Eduardo

" Questi fantasmi "

di Eduardo De Filippo
[ Eduardo De Filippo ]
[Eduardo de Filippo ]

Pasquale Lojacono e' un poveraccio,che si fa convincere ad andare ad abitare gratuitamente in un casa di 18 stanze,solo per sfatare le voci secondo le quali ci siano dei fantasmi.In realta' l'unico fantasma e' un fanfasma finto,si tratta dell'amante della moglie che saputo che Pasquale vorrebbe aprire in quella casa una pensione gli fa trovare dei soldi nella giacca.Ma un giorno la moglie e i figli dell'amante si riprendono l'uomo e la riportano a casa.Pasquale e' nei guai non trovando piu' i soldi non puo' fronteggiare i creditori.Quindi convinto che prima o poi il fantasma ritorni,lo aspetta di nascosto sul terrazzino di casa.Il fantasma,ovvero l'amante,torna davvero ma stavolta per scappare con la moglie di Pasquale,che in un accorato discorso lo convince a non portare a termine il suo piano,anzi l'uomo commosso gli lascia pure i soldi che sarebbero serviti per la fuga.

[Eduardo con peppino De Martino ]

[Eduardo con Peppino De Martino]

" Era impossibile, ieri sera, al Mediolanum, separare la fantasia dell'autore da quella dell'interprete. L'attore Eduardo De Filippo ha continuamente aumentato la commedia dello scrittore Eduardo De Filippo, che a sua volta accresceva, con la frenesia dell'invenzione, le irresistibili possibilità della recitazione " .
(R. S. [Renato Simoni], Corriere della Sera, Milano, Il maggio 1946).

" Questi fantasmi [..] può essere considerato [..] come l'esempio tipico che il Pandolfi definì "l'umorismo doloroso" di Eduardo. In questo umorismo doloroso, in questa dialettica del riso e del pianto, della farsa e del dramma, è la grande svolta impressa da De Filippo al teatro napoletano. [..] " Il dolore e le lacrime " possono essere argomento di farsa, nei momenti in cui la vita non è che una farsa tragica. Tale l'ha vista Eduardo : ed è in ciò la sua originalità e la sua importanza. Ecco perché, delle sue commedie [..] il contenuto è universale e solo l'espressione è napoletana".
(Giulio Trevisani, L'Unità, Milano, 17 novembre 1950).

" Il fatto più sorprendente di Questi fantasmi che Eduardo scrisse nel 1945 e rappresentò nel '46, quando l'Italia era ancora sotto lo shock della guerra e già si affermavano i primi rigogliosi frutti del neorealismo, è che non c'è alcun accenno diretto ai fatti recenti, nessun riferimento di attualità ; si potrebbe addirittura pensare che la commedia sia stata scritta prima della tragica conclusione della guerra , se in essa non si rivelasse una inedita dimensione dell'autore , e se i casi dell'intreccio e le sue conclusioni non ricordassero angosce, sogni e realtà di quegli anni agitati ; ma, come dire? trasposti, già quasi storicizzati, diventati da fatti di cronaca, elementi dell'anima . Sicché a rivederla dopo 25 anni, la commedia non appare minimamente invecchiata; anzi ne emergono valori che sul momento non risultarono nella loro pienezza espressiva. L'arte sublima la cronaca e la rende universale 2 .
(Giorgio Prosperi, Il Tempo , Roma,22 gennaio 1971 )

" Se Eduardo non ci fosse, bisognerebbe inventarlo: per persuadere il pubblico che il teatro esiste ancora. [..] Ecco adesso Questi fantasmi , che celebra le sue nozze d'argento nello stesso teatro dove venne presentato a Roma venticinque anni fa , di questi giorni. Su Eduardo si è detto tutto , o meglio si crede di aver detto tutto . Si torna a teatro e ci si accorge che c'è ancora e sempre da dire. Soprattutto davanti a una commedia come questa, sulla quale il tempo agisce come un aggiustamento di luci . [..] Rileggendo il testo della commedia, abbiamo scoperto tutta la carica di invenzione e di improvvisazione che Eduardo e i suoi attori hanno riversato nello spettacolo . Molte cose, molte battute sono cambiate : o meglio rivissute e trasformate. Perché il teatro di Eduardo è concepito, nasce e vive in funzione delle infinite vite a cui la scena lo destina. E di un Eduardo come quello che appare al balcone della casa stregata circonfuso di luce verde e soffocato dal rantolo di terrore che miracolosamente si trasforma nel grido di allegria destinato al dirimpettaio, non avevamo mai visto l'uguale " .
(Renzo Tian, Il Messaggero, Roma, 22 gennaio 1971).