" Bene mio e core mio "
![[ Eduardo con Nino Veglia,Rino Genovese e Dolores Palumbo]](bene1.jpg)
Lorenzo Savastano e' attorniato da persone ipocrite ed egoiste.La sorella,Chiarina,non vuole che lui si sposi perche' una straniera ,dice,non lo renderebbe felice,in realta' non vuole dividere i privilegi di padrona di casa con una cognata.Lorenzo capiti i veri motivi della sorella parte ,per lavoro,per l'America.Durante la sua assenza,Filuccio,seduce e mette incinta Chiarina,col fine di poter aprire un negozio di verdura in un locale di proprieta' di Lorenzo.Quando Lorenzo torna dall'America,Filuccio per sposare Chiarina pretende come regalo di nozze proprio quel locale ed anche l'appartamente che si trova sopra,per ospitare cosi' la propria anziana madre vedova.Ma Lorenzo scopre l'anziana donna in realta' e' giovane ed e' la matrigna di Filuccio il quale non vorrebbe farla risposare per ereditare lui tutto.Lorenzo quindi decide di assegnare l'appartamento alla donna,ma annuncia anche di volerla sposare,giocando Filuccio con le sue stesse armi. |
![[Eduardo con Pietro De Vico ]](bene3.jpg)
" Lasciatemi dire che ad Eduardo De Filippo la guerra e il dopoguerra (più con la sua retorica che con la sua verità) ha dato un senso più protestante che cattolico nell'intendere il reale: alla tolleranza lirica e patetica egli oppone l'irritazione e il broncio, il filosofema e il populismo. [..] Qui in Bene mio e core mio [..]Eduardo riscatta gli errori di Mia famiglia, pur puntando ancora sulla rappresentazione in chiave di amara satira dei rapporti familiari. Con la famiglia forse Eduardo vuole denunciare la famiglia come è fatta? Lasciando stare le sue intenzioni politiche, dico che Eduardo è piuttosto ossessionato dal problema della convivenza domestica, più che dai legami stessi del sangue, dai rapporti più stretti della parentela. [..] Lotta familiare che in Bene mio e core mio si svolge e procede serrata e piena fra Lorenzo e Chiarina. [..] Eduardo, che era Lorenzo, era nel pieno della sua sorprendente arte di grande attore, con quelle improvvise fissità e con quelle velocissime cattiverie, in una maschera che si fa sempre più perfetta, consumata da un fuoco intimo e da quel fuoco illuminata e fatta dolce ".
(Mario Stefanile, Il Mattino, Napoli, 28 aprile 1956).