Il Teatro di Eduardo

" Miseria e nobiltà "

di Eduardo Scarpetta
libero adattamento di Eduardo De Filippo
[ Eduardo e Titina  ]
[Eduardo e Titina ]

Eugenio ama la figlia di un cuoco arricchito,temendo di non avere il consenso al matrimonio dai suoi genitori aristocratici ,convince Felice Sciosciammocca,povero scrivano,ed i suoi amici ad impersonare i propri genitori.Le cose si complicano quando in casa del cuoco insieme ai falsi genitori si presenta anche la seconda moglie di don Felice,che minaccia di svelare al cuoco la verita'.Tutto si risolve con l'intervento della prima moglia di Felice che lavora alle dipendenze del cuoco.Alla fine anche il marchese padre di Eugenio e' costretto a dare il consenso al matrimonio.

[Eduardo con Titina, Dolores Palumbo e Enzo Turco]

[Eduardo con Titina, Dolores Palumbo e Enzo Turco ]

" La tragica situazione, il pericoloso modo di vivere e la fame, soprattutto la fame, dei più infimi strati del ceto medio, sono ancora oggi quelli di sessantasei anni or sono. Eduardo De Filippo ha presentato quindi Miseria e nobiltà come l'avrebbe scritta oggi Edoardo Scarpetta . Proprio qui è l'intelligenza artistica di Eduardo; proprio qui è il suo devoto omaggio alla grande memoria di Scarpetta: nel mostrare, cioè, quale sostanza viva e vitale, quale umanità, quale capacità di affrontare i drammi di più generazioni vi siano nel testo scarpettiano. Da allora ad oggi, soprattutto nel Mezzogiorno, ciò che [..] è restato immutato è la fame, la fame, la fame. Ricordate il celebre finale del primo atto? Tutta la famiglia del salassatore e quella dello scrivano siedono muti, accasciati, perchè ogni tentativo di procurarsi da mangiare è fallito. Improvvisamente un cuoco e due sguatteri entrano [...] portando ogni ben di Dio [...] nessuno si chiede donde provenga quella grazia [..] contemporaneamente, scattano come molle e si avventano sui maccheroni fumanti. E' scena che rappresenta e riassume in termini di grottesco non il dramma di due famiglie, ma la secolare tragedia di un popolo " .
(Giulio Trevisani, L'Unità, Mi lano, 3 ottobre 1953).

" La ripresa di questa storica e famosa commedia da parte di Eduardo [...] ieri sera, all'Eliseo, vuol celebrare il centenario della nascita di Eduardo Scarpetta, riformatore dei teatro napoletano, che appunto in questa Miseria e nobiltà aveva compiuto la sua riforma con l'invenzione dell'umanissimo personaggio chiave di Don Felice Sciosciammocca, assurto poi fino alla significazione tipica di un tempo e di una razza. Scarpetta in questa commedia poneva inoltre i canoni di una gloriosa tradizione che da lui e dal figlio Vincenzo passò a Eduardo, Titina e Peppino De Filippo. [..] Della supercollaudata commedia scarpettiana [..] è [..] tutto ancora vivo e presente? Non diremmo: ché forse lo stesso De Filippo, nel suo gentile atto di affetto e di riconoscenza, ha sentito il bisogno di portarla più vicino a noi con qualche inserto [..] e soprattutto con una recitazione che manifestava chiaro il tentativo di portare il personaggio del protagonista e tutta la commedia su un piano sempre più ravvicinato a un tono di realtà umana. [..] Eduardo ha vissuto il personaggio di Don Felice con delicata commozione, con una specie di tremore riverenziale che dava un particolare sapore alla sua magnifica interpretazione " .
(Cesare Vico Ludovici, Giustizia, Roma, 10 ottobre 1953).

" Sessantacinque anni sono molti, troppi per una commedia. E forse non avrebbe guastato adottare il costume fine Ottocento per le parti borghesi e nobiliari. [..] Ma all'Eduardo di oggi, come a quello di allora, tutto è permesso, e lo spettacolo tratto dalla commedia è filato liscio come l'olio, tra continui scrosci di risa e di applausi, nell'ammirata concertazione, non senza qualche commozione, nelle scene tra patetiche ed ilari dei primo atto " .
(Achille Fiocco, La Fiera Letteraria, Roma, 18 ottobre 1953).

" Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta, che riappare all'Odeon con un altro illustre Eduardo, è una farsa del minore teatro napoletano. [..] Eduardo, il De Filippo, un maggiore, che viene da altri rami tradizionali, ha voluto scendere da Le voci di dentro o da Filumena Marturano, per infilare l'abituccio magro e nodoso di Felice Sciosciammocca, il "tipo" che fa centro in quasi tutte le commedie di Scarpetta. [..] Sciosciammocca ha fatto ancora ridere le platee italiane per grazia di Eduardo e della sua Compagnia " .
(Salvatore Quasimodo, Tempo, Milano, 14 aprile 1955).