Il Teatro di Eduardo

" La paura numero uno "

di Eduardo De Filippo
[ Eduardo e Titina  ]
[Eduardo e Titina ]

Matteo Generoso ha una paura terribile che da un momento all'altro possa scoppiare la guerra.Il cognato,per guarirlo,con una trasmissione radio truccata fa annunciare lo scoppio di una singolare guerra:il mondo dichiara guerra a se stesso e tutte le popolazioni sono chiamate in causa.Matteo effettivamente guarisce ma si ammala la signora Luisa,madre del fidanzato della figlia di Matteo,che pur sapendo della trasmissione radio truccata ,ne resta colpita a causa di vecchi dolori legati alla guerra:ha perso infatti il marito in guerra e il fatto che il suo unico figlio debba sposarsi e allontanarsi da casa,le procura terrore.Quindi per non farlo uscire lo mura in casa ma il ragazzo riesce a scappare e quindi sposarsi.Alla signora Luisa non resta che dedicarsi alle sue essenze distillate che sono sue e non potra' mai perdere,cosi' come aveva perso i suoi cari.

[Eduardo e Titina]

[Eduardo e Titina ]

" La paura numero uno è la paura della guerra: il senso di incertezza del vivere, l'inquietudine, lo sgomento che sono diffusi; diventa l'incubo per Matteo. Non è pazzo ma, certo, il suo cervello non è più normale sotto la tremenda ossessione del ricordo dell'altra guerra. [...] Nell'azione della tragedia, Don Matteo è il coro: é l'ansia di tutti e di ognuno; il terrore della fame e dei bombardamenti, dell'orgasmo dei rifugi, della dittatura dei bagarini, della personalità umana schiaffeggiata dalla guerra in tutti i suoi aspetti. E' un borghese. [..] Ma innanzi alla guerra non v'è distinzione fra operai e borghesi, fra ricchi e poveri: si è tutti uguali, tutti vittime di un flagello imposto da pochi uomini, da alcuni interessi, a tutta l'Umanità. Questa voce nuova, che si eleva nel teatro italiano e,per la sua potenza umana ed artistica, soverchia ogni altra voce, non viene da un uomo di parte. Eduardo non è comunista, non è socialista, non ha mai appartenuto ad alcun partito: è un uomo che ha molto sofferto per le privazioni, per le umiliazioni, per la fatica dura e misconosciuta: e quando sono sopraggiunti, quasi improvvisamente, il riconoscimento, il benessere, il favore del pubblico, egli non ha dimenticato, come fanno tanti, nella euforia del presente, il dolore del passato: la malinconia ha scavato ancor più le rughe precoci della sua fronte perché è una malinconia fatta di osservazioni, di riflessioni, del ricordo di un dolore che lo lega al dolore di tutti gli uomini che lavorano e soffrono ma, anche nella sofferenza, sperano in un giorno migliore, il cui primo e più immediato obiettivo è la pace. Eduardo interpreta artisticamente, nel travaglio del nostro tempo, l'anima collettiva, perché penetra quest'aspirazione attraverso tutti gli strati sociali " .
(Giulio Trevisani, L'Unità, Milano, 30 luglio 1950).

" La commedia di Eduardo ci fa assistere ad una guerra in tempo di pace. Il tempo della guerra durante la pace [..] è la guerra pacifica che teme la guerra distruggitrice e non si rende conto che è già guerra vivente e battagliante, del venditore contro il consumatore, del Fisco contro il contribuente, di chi ha una opinione contro quelli che ne hanno altre. [...] Di una comicità piena di sostanza umana e ricca di sapore e d'invenzioni la interpretazione di Eduardo " .
(Renato Simoni, Corriere della Sera, Milano, 30 luglio 1950).

" La paura numero uno sarebbe la paura del fenomeno guerra interpretato soprattutto dal pavido cittadino come ripresa d'un perpetuo allarme, d'un'esistenza in continuo sussulto: tormento, agitazione, affanno senza posa. La umoresca espressione d'un tale stato d'animo, ovvio in tutta l'umanità ma colto e rappresentato nella solita Napoli con ameno sarcasmo, Eduardo ce l'ha data nella figura del protagonista della sua commedia, Don Matteo Generoso. [...] Senonché la guerra non è soltanto scomodo e spavento fisico e materia di beffa. Nella guerra, accanto al temuto o effettivo strazio del corpo, c'è quello dello spirito. Martire della guerra non è soltanto il piccolo-borghese atterrito dalle bombe, non è soltanto il soldato in trincea: martire della guerra è anche, e soprattutto, la madre dei soldato: la madre del ferito, del mutilato, dell'ucciso.In questa commedia della psicosi di guerra, accanto alla presa del fifone, Eduardo ha rappresentato, e sia pure movendo da uno spunto grottesco , la tragedia dello spavento materno .[..] Divertentissimo e squisito, al solito , Eduardo nella figurazione di Don Matteo " .
(Silvio d'Amico], Il po, Roma, 2 agosto 1950)