Il Teatro di Eduardo

" La grande magia "

di Eduardo De Filippo
[ Eduardo con Titina e Pietro Carloni ]
[Eduardo con Titina e Pietro Carloni ]

Otto Marvuglia e' un illusionista da strapazzo e durante uno dei suoi spettacoli si presta a far sparire Marta,la moglie di Calogero,perche' possa incontrarsi col suo amante.Ma i due invece di avere un incontrio fugace decidono di scappare insieme,mettendo nei guai il Marvuglia che non sapendo che spiegazione dare al marito gli consegna una scatola dicendogli che in essa e' contenuta la moglie:ma potra' aprire la scatola e avere la moglie solo quando avra' completa fiducia in lei.Passano il tempo e il povero Calogero continua a credere alla magia del Marvuglia,finche' dopo quattro anni la moglie decide di ritornare dal marito.Allora il mago organizza un altra messinscena per far riapparire la donna:ma Calogero non ne vuol sapere, preferisce vivere con la sua illusione .

[Eduardo con Laura Gore]

[Eduardo con Laura Gore ]

" La derivazione pirandelliana della nuova commedia di Eduardo De Filippo è facilmente riconoscibile, come è riconoscibile il suo rifarsi a tutto quel teatro che, nell'altro dopoguerra, svolse il problema della conoscenza proponendo il drammatico contrasto fra realtà oggettiva e fantasia soggettiva. Eduardo, nelle vesti di Calogero, è stato quell'interprete interiore ed essenziale che tutti ammiriamo " .
(Ermanno Contini, Il Messaggero, Roma, 21 gennaio 1950).

" Dicevamo che il tragico problema intorno al quale il teatro europeo e americano, sulle orme di Pirandello, continua a dibattersi da trent'anni - la vanità d'una inconoscibile realtà, il disperato rifugio nell'illusione come sola fonte di vita, la sconfitta tuttavia frequente e miseranda degli illusi - da qualche tempo ossessiona anche il nostro più singolare e popolare autore, Eduardo De Filippo; che col suo istinto e la sua vena d'attore è riuscito a fare umoresco protagonista di questa tragedia quotidiana il suo prediletto eroe, il popolano o piccolo-borghese napoletano, i cui tratti fisici e spirituali si fondono ormai da un pezzo con quelli della sua inimitabile maschera: avido e rassegnato, mariuolo e sentimentale, ingenuo e sornione, maniaco e delu-so. [...] Anche Calogero di Spelta, protagonista della Grande magia , la nuova commedia di Eduardo rappresentata iersera all'Eliseo, è un pover'uomo deluso dalla vita, e perciò afferrato alla tavola di salvezza dell'illusione. [...] La figura di Calogero, impersonata con intima stupenda umanità da Eduardo attore, via via alle prese con le spicciole, ingrate, aspre, stupide o lugubri realtà, e deciso a vincerle e a trasfigurarle in una convinzione assurda, non sempre è riuscita a trionfare delle visibili ineguaglianze del testo, tutto labili sbandamenti e fosforescenti riprese " .
(Silvio d'Amico, Palcoscenico del dopoguerra, E.R.I., Torino 1953,).

" Preceduta dal grande successo di Napoli, dove si gridò al capolavoro, La grande magia di Eduardo De Filippo ha ieri sera sorpreso, più che appassionato, l'elegante pubblico dell'Eliseo. Caldissimi sono stati i consensi di coloro che meglio erano entrati nel gioco dialettico della commedia e che non volevano disgiungere il giudizio su di essa dall'ambizione dell'assunto e dal talento spiegato da Eduardo per sostenerla. Per costoro, La grande magia segna forse il più alto punto di arrivo dell'intelligenza teatrale di De Filippo, anche se la commedia, per la sua difficile concettualità, è destinata a far la sua strada con fatica. Per costoro, il ricordo del pirandelliano mago Cotrone, dei Giganti della montagna, non era tale da schiacciare il mago di Eduardo, che aveva osato con un trucco, magari più scoperto, seguire l'altro nel tentativo di sostituire alla realtà la 1964). capacità creativa della fantasia; un mon-do evaso dai limiti del naturale e del possibile per assumere le forme estreme dell'illusione, quando la fede regge; un mondo che dà come cose concrete le immagini della memoria, "certe sensazioni che possono semplicemente definirsi fenomeni della coscienza atavica". Per quegli altri che vorrebbero Eduardo ancorato al suo vecchio repertorio affettuoso, colorito, magari malinconico, ma non tanto da evitare la risata irresistibile nei momenti in cui davanti ai personaggi stupiti e impreparato le situazioni drammatiche si aprono sul comico, [..] La grande magia stato un piccolo infortunio, un dispiacere " .
(Leonida Repaci, Teatro di ogni tempo, Ceschina, Milano 1967)