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John Donne
Canzone Mio dolcissimo amore, non fuggo per stanchezza di te, nè perchè spero che il mondo possa offrirmi un amore più degno; ma poichè è destino che io debba infine morire, è molto meglio che mi prenda per scherzo l'abitudine di morire così di qualche morte finta. Ieri sera anche il sole era fuggito, eppure oggi è qui. lui non ha desideri e non ha sensi, nemmeno un corso breve come il mio: dunque non ti preoccupare per me, credi che tutti i miei viaggi saranno assai più rapidi, perchè io ho più ali e più sproni di lui. Ma come è fragile il potere dell'uomo, che se anche ha buona fortuna non vi si può aggiungere un'ora di più, nè richiamare un'ora che ha perduta! Ma venga pure la cattiva sorte: le aggiungeremo la nostra forza, le insegneremo l'arte e la portata, così che su noi tragga vantaggio. Quando sospiri non sospiri vento, ma esali la mia anima; quando piangi, scortesemente cortese, corrompi il sangue della mia vita. Non è possibile che tu mi ami come dici di amarmi se disperdi con la tua la mia vita, tu che di me sei la parte migliore. il tuo cuore da oracolo non mi preannunci alcun male: il destino potrebbe prendere anche la tua parte, realizzando così le tue paure; pensa piuttosto che noi ci siamo solo voltati le spalle nel sonno; coloro che a vicenda si tengono vivi non sono mai separati. Alchimia dell'amore Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d’Amore, dice, dove risiede il centro della sua felicità: ho amato, ho conquistato e detto, ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio, non potrei mai comprendere quel nascosto mistero; oh, non è che impostura tutto quanto: e come nessun alchimista ha potuto scoprire l’Elisir, ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso se per caso gli accade di scoprire qualche odorosa sostanza, o nuova medicina, così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato, ma non trovano altro che una notte estiva simile all’inverno. La nostra pace, il denaro, l’onore e il nostro giorno, questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d’aria? In questo ha fine amore, che ogni uomo può essere felice come me se può sostenere la breve vergogna di una farsa nuziale? Quell’infelice amante che afferma non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti, e che pretende trovare in lei un Angelo, in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere. Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma. Il sogno Per nessun altro, amore, avrei spezzato questo beato sogno. Buon tema per la ragione, troppo forte per la fantasia. Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi. Tu così vera che pensarti basta per fare veri i sogni e storia le favole. Entra tra queste braccia. Se ti sembrò più giusto per me non sognare tutto il sogno, ora viviamo il resto. Come un lampo o un bagliore di candela i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono. Così (poichè tu ami il vero) io ti credetti sulle prime un angelo. Ma quando vidi che mi vedevi in cuore, che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo, quando interpretasti il sogno, sapendo che la troppa gioiami avrebbe destato e venesti, devo confessare che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te. Il venire, il restare ti rivelò: tu sola. Ma ora che ti allontani dubito che tu non sia più tu. Debole quell’amore di cui più forte è la paura, e non è tutto spirito limpido e valoroso se è misto di timore, di pudore, di onore. Forse, come le torce sono prima accese e poi spente, così tu fai con me. Venisti per accendermi, vai per venire. E io sognerò nuovamente quella speranza, ma per non morire. Elegia XIX: andando a letto Vieni, mia Donna, vieni mio vigore sfida di ogni riposo, finchè mi affanno resterò in affanno. Spesso il nemico avendo il suo menico in vista dalla sola presenza vien fiaccato, anche se non combatte. Getta pur quel cinto che splende simile allo Zodiaco, ma che nasconde al mio sguardo un mondo assai più bello. Togli gli spilli dal pettorale cosparso di lustrini, così che gli occhi dei maliziosi vi si possono fermare. Slacciati, perchè quell’accordo armonioso mi dice di esser già l’ora di recarsi a letto. Via quel busto felice, che invidio, perchè può starti così stretto. E via la gonna che svela una tanto bella condizione, come quando dai campi fioriti l’ombra dei colli si fugge. Via il diadema tenace, ed esso mostri il diadema fluente dei capelli che da te si leva: e ora via quelle scarpe, posa il tuo piede libero in questo sacro tempio dell’amore, su questo soffice letto. In vesti così bianche che gli Angeli del cielo erano soliti essere accolti dagli uomi; Angelo, conduci insieme a te un cielo simile al Paradiso di Maometto; e sebbene cattivi spiriti biancovestiti passino, noi facilmente riconosciamo questi Angeli da uno spirito malvagio, quelli rizzano i nostri capelli, ma questi ci rizzano la carne. Dona licenza alle mie mani erranti, lasciale andare avanti e indietro, in mezzo, sopra e sotto. Oh mia America! Mia nuova terra scoperta, mio regno, più sicuro se solo un uomo lo domina, miniera di pietre preziose, mio Impero, come sono benedetto in questo mio scoprirti! Entare in questi ceppi significa essere liberi; dove metto la mia mano sarà il mio suggello. Completa nudità! Tutte le gioie a te sono dovute, come le anime si separano dal corpo, così i corpi si devono spogliare per gustare la gioia interamente. Le gemme che voi donne usate sono come i miei dorati pomi d’Atlanta, davanti allo sguardo degli uomini, tali che quando l’occhio di uno stupido s’illumina a una gemma la sua anima terrena non vuole la donna, ma vuole i suoi beni. Come dipinti, o come gaie rilegature di libri fatte per i profani, così sono le vesti delle donne; in sè le donne sono libri mistici che solo noi, fatti degni della loro grazia, vediamo rivelati. E poichè io sono chiamato a conoscere tanto, liberamente mostrati come a una levatrice; getta via tutto, si, getta i tuoi bianchi lini: all’innocenza nessuna penitenza è mai dovuta. Per insegnarti, per primo ecco son nudo; allora dunque, per coprirti che altro ti occorre più di un uomo? Il fiore Ben poco ti preoccupi, povero fiore, che ho osservato pre sei o sette giorni, e ho visto la tua nascita, e ho visto quanto ogni ora donava al tuo sviluppo, affinchè tu crescessi fino a questa altezza, e ora che su questo ramo tu trionfi e ridi, ben poco ti preoccupi che gelerà fra breve, e che domani ti troverò caduto, o non ti troverò per nulla. Ben poco ti preoccupi, povero cuore, che ancora fatichi a costruirti un nido, e pensi qui svolando di conquistarti un luogo su un albero vietato o che a te si rifiuta, e speri di piegare, in un lungo assedio, la sua rigidezza: ben poco ti preoccupi, che prima che si desti il sole, domani matina, dovrai con questo sole e insieme a me metterti in viaggio. Ma tu, che ami essere sottile a tormentarti, dirai: ahimè, se tu devi partire a me che importa? Qui son le mie faccende, qui voglio restare; tu vai da amici il cui affetto e i cui mezzi altro piacere arrecano agli occhi tuoi, agli orecchi, alla lingua, a ogni parte di te. Se quindi parte il tuo corpo, che bisogno hai di un cuore? Bene, allora rimani: ma sappi, quando sarai rimasto, e fatto del tuo meglio: un cuore nudo e pesante, che non fa mostra di sè, per una donna non è che una specie di spettro; come potrà conoscere il mio cuore; o non avendo cuore in te riconoscerne uno? La pratica le può insegnare a conoscere altre parti, ma, parola mia, non a conoscere un cuore. Vienimi incontro a Londra, allora, fra venti giorni, e mi potrai vedere più fresco e grasso, per la compagnia degli uomini, che se fossi rimasto insieme a te e a lei. Per amore di Dio, se ti è possibile, segui il mio esempio: laggiù ti vorrei dare a un altro amico, che si mostrerà felice di avere tanto il mio corpo quanto la mia anima. |
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