Charles Bukowski

sull'andar fuori a prendere la posta

lo strano mezzogiorno
dove squadre di vermi vengono su pian piano
come spogliarelliste
a farsi violare dai merli

vado fuori
e da un capo all'altro della strada
le verdi armate sparano colore
come un sempiterno 4 luglio,
e anch'io ho l'impressione di gonfiarmi,
una specie d'ignoto prorompere,
la sensazione, forse, che non c'è nessun
nemico
in nessun posto

e caccio una mano nella cassetta
e non c'è
niente: nemmeno una
lettera della società del gas per dire che
me lo taglieranno
ancora.

nemmeno due righe della mia ex moglie
per vantarsi della sua attuale
felicità.

la mano fruga la cassetta postale con una specie
d'incredulità ancora per molto tempo dopo che la mente
ha rinunciato.

non c'è neanche una mosca morta
là dentro.

sono uno sciocco, penso, avrei dovuto saperlo
così vanno le cose.

e rientro mentre tutti i fiori si sbracciano
per farmi contento.

niente? chiede
la donna.

niente, rispondo, che c'è
a colazione?

le ragazze

contemplo
lo stesso
paralume
da 5 anni
e s'è coperto
d'una polvere da scapolo
e
le ragazze che entrano qui
sono troppo
indaffarate
per pulirlo

ma io non ci bado
anch'io sono stato troppo
indaffarato
per accorgermi
finora

che la luce
balugina
fioca
dietro questi
5 anni
di vita.

Una poesia è una città

una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancora...
una poesia è questa città adesso,
50 miglia dal nulla,
le 9,09 del mattino,
il gusto di liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta da finestre rotte...

una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo...

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose che non possono fare.

Partita a scopa

una delle cose più terribili è
davvero
stare a letto
una notte dopo l'altra
con una donna che non hai più voglia
di scopare.

invecchiano, non sono più tanto
belle - tendono persino
a russare, buttarsi
giù.

così, a letto, a volte ti giri,
il tuo piede tocca il suo -
dio, che orrore! -
e la notte è là fuori
dietro le tendine
e insieme vi suggella
nella tomba.

e la mattina vai in bagno,
parli, attraversi il corridoio,
dici strane cose; le uova friggono,
partono i motori.

ma seduti l'uno di fronte all'altro
hai 2 estranei
che si ficcano in bocca pane tostato
che si bruciano col caffè bollente la gola risentita
e l'intestino.

in dieci milioni di case americane
è lo stesso -
vite stantie appoggiate
l'una all'altra
e nessun posto
dove andare.

sali in macchina
e vai a lavorare
e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti
mogli e mariti di qualcun altro,
e oltre alla ghigliottina del lavoro,
flirtano, scherzano e si danno pizzicotti,
tendendo qualche volta
a farsi in quelche posto una rapida scopata -
a casa non possono farlo -
e poi
tornano a casa
ad aspettare il Natale o il Labor Day
o la domenica
o qualcosa.

donna che dorme

di notte mi siedo sul letto e t'ascolto
russare
t'ho incontrata in un'autostazione
e ora guardo con stupore la tua schiena
bianca fino alla nausea e macchiata
di lentiggini infantili
mentre il lume rovescia l'insolubile
dolore del mondo
sul tuo sonno.

non posso vedere i tuoi piedi
ma devo credere che sono
piedini deliziosi.

a chi appartieni?
sei vera?
penso a fiori, animali, uccelli
sembrano tutti più che buoni
e così chiaramente
reali.

ma non puoi far a meno di essere
una donna. siamo tutti destinati
a essere qualcosa. il ragno, la cuoca.
l'elefante. è come se ciascuno fosse
un quadro, appeso al muro
in qualche galleria.

- e ora il quadro si gira
sulla schiena, e sopra il gomito piegato
posso vedere 1/2 bocca, un occhio
e quasi un naso.

il resto di te è nascosto
invisibile
ma io so che sei
un'opera moderna,
contemporanea
forse non immortale
però ci siamo
amati.

continua a russare
ti prego.

il mio amico William

il mio amico William è un uomo fortunato:
non ha abbastanza immaginazione per soffrire

ha conservato il suo primo impiego
la sua prima moglie

è capace di guidare per 50.000 miglia
senza una frenata

balla come un cigno
e ha gli occhi più belli e inespressivi
che ci siano da El Paso fino a qui

il suo giardino è un paradiso
i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello
e la sua stretta di mano è vigorosa

la gente gli vuol bene

quando il mio amico William morirà
non sarà certo di cancro o di pazzia

passerà davanti al diavolo
per andare in paradiso

stasera lo vedrete alla festa
sorridere
davanti al suo martini

beato e contento
mentre qualcuno
gli chiava la moglie
nel bagno.

sollevando pesi alle 2 di notte

lo fanno i finocchi
o è forse che hai paura
di morire?
bicipite, tricipite, occipite,
che te ne fai
dei muscoli?
be', i muscoli piacciono alle signore
e tengono a bada i prepotenti -
e allora?
ne vale la pena?
valgono forse le opere complete di Balzac?
o una vacanza di tre settimane
in Spagna?
o è forse un altro modo
di soffrire?
se ti pagassero per farlo,
l'odieresti.
se un uomo fosse pagato per fare l'amore
l'odierebbe.

pure, bisogna tenersi
in esercizio -
questo fatto di scrivere:
si consumano solo l'anima
e il cervello
piantala di rognare
e fallo.
mentre gli altri
dormono
tu alzi una montagna
tutta solcata
da fiumi di poesie.



Ultimo aggiornamento: 19 marzo 1999 
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