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Fernando Pessoa
Non sono nulla, non posso nulla, non perseguo nulla. Illuso, porto il mio essere con me. Non so di comprendere, né so se devo essere, niente essendo, ciò che sarò. A parte ciò, che è niente, un vacuo vento del sud, sotto il vasto azzurro cielo mi desta, rabbrividendo nel verde. Aver ragione, vincere, possedere l'amore marcisce sul morto tronco dell'illusione. Sognare è niente e non sapere è vano. Dormi nell'ombra, incerto cuore. Contemplo il lago silenzioso che la brezza fa rabbrividire. Non so se penso a tutto se tutto mi dimentica. Nulla il lago mi dice, né la brezza cullandolo. Non so se sono felice né se desidero esserlo. Tremuli solchi sorridono sull'acqua addormentata. Perché ho fatto dei sogni la mia unica vita? No: non dire nulla. Supporre ciò che dirà la tua bocca silenziosa è come udirlo già. Udirlo è meglio di come lo diresti. Ciò che è non affiora dalle frasi e dai giorni. Sei migliore di quello che sei. Non dire nulla: so. Grazia del corpo ignudo che invisibile si vede. Quasi anonima sorridi e il sole indora i tuoi capelli. Perché per essere felici è necessario non saperlo? Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta, dicendo che è un mio emissario, non credergli, anche se sono io; ché il mio orgoglio vanitoso non ammette neanche che si bussi alla porta irreale del cielo. Ma se, ovviamente, senza che tu senta bussare, vai ad aprire la porta e trovi qualcuno come in attesa di bussare, medita un poco. Quello è il mio emissario e me e ciò che di disperato il mio orgoglio ammette. Apri a chi non bussa alla tua porta. Come se ogni bacio fosse d'addio, mia Cloe, baciamoci amando. Che forse già si posa sulla nostra spalla la mano che chiama alla barca che non vien se non vuota; e che in un solo fascio lega ciò che l'uno per l'altro fummo all'altrui somma universale della vita. |
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