Alain De Botton
Esercizi d'Amore
Guanda, Parma, 1993

"Un amore che inizia e finisce nell'arco di poco più di 200 pagine non è una cosa facile da sopportare soprattutto quando ci vedi tutto te stesso in quelle 200 pagine. E' terrificante veder propri pensieri, a volte inconsci, trascritti da altri sulle pagine di un libro."


In nessun ambito della nostra vita il desiderio di un certo destino è più forte che nella sfera romantica. Costretti anche troppo spesso a dividere il letto con chi non riesce a penetrare la nostra anima, non meritiamo indulgenza se ci illudiamo (in barba a tutti i dettami della nostra epoca illuminata) che sarà il destino a farci incontrare un giorno l'uomo o la donna dei nostri sogni? Non ci si può perdonare una fiducia, forse superstiziosa, in una creatura che verrà a porre fine ai nostri implacabili struggimenti? E benché sia possibile che le nostre preghiere non trovino mai risposta, e che sia senza fine il malinconico ciclo della reciproca incomprensione, se invece il cielo dovesse avere pietà di noi, come potremmo attribuire l'incontro con il nostro principe, o principessa, a una semplice coincidenza? Non ci è permesso per una volta eludere la censura razionale e attribuire l'evento a nient'altro che a un inevitabile ruolo del nostro destino romantico?
[pag. 7]

Finché uno non è morto è difficile (poiché tecnicamente impossibile) che possa considerare un'altra persona come l'amore esclusivo della propria vita. Ebbene, un attimo solo dopo aver incontrato lei non ritenevo assolutamente sbagliato pensare a Chloe in quei termini. Non sono in grado di dire con sicurezza perché, tra tutte le emozioni disponibili e le possibili destinatarie, doveva essere per forza amore quello che subito provai per lei. Non posso affermare di conoscere la dinamica interna del processo, né convalidare queste parole con nient'altro che l'autorevolezza dell'esperienza vissuta. Posso solo riferire che pochi giorni dopo il ritorno a Londra Chloe ed io passammo il pomeriggio insieme.
[pag. 10]

Per non correre il rischio di deludere le sue attese abbandonai ogni opinione originale. Mi ridussi a modificare me stesso secondo quanto credevo di intuire in Chloe. Se a lei piacevano gli uomini duri sarei stato un duro, se lei amava il surf sarei stato un surfista, se detestava gli scacchi avrei odiato gli scacchi. Si potrebbe paragonare la mia idea delle sue aspettative amorose a un vestito attillato e il mio vero io a un uomo grasso, così che l'andamento della serata fu qualcosa di simile a un uomo grasso che cerca di indossare un abito troppo stretto per lui. C'era un disperato tentativo di reprimere le sporgenze che non calzavano il taglio del tessuto, stringere la vita, trattenere il respiro per non strappare la stoffa. Nessuno stupore allora che il mio atteggiamento non fosse spontaneo come avrei desiderato. Come potrebbe essere a suo agio un uomo grasso in un vestito troppo stretto? E' talmente preoccupato che il vestito si strappi, che deve starsene immobile trattenendo il respiro e pregando di portare a termine la serata senza disastri. L'amore mi aveva paralizzato.
[pag. 39]

Poche cose sono antitetiche al sesso come il pensiero. Il sesso è espressione del corpo, è irriflessivo, dionisiaco e immediato, una liberazione dalla schiavitù razionale, una risoluzione estatica del desiderio fisico. Al suo confronto il pensiero appare quasi una malattia, un impulso patologico a mettere ordine, un simbolo della ipocondriaca incapacità della mente ad abbandonarsi al flusso. Riflettere durante l'atto equivaleva per me a trasgredire una legge fondamentale dei rapporti sessuali, macchiarmi della dannata incapacità a preservare almeno questo spazio di disimpegno razionale. C'era, però, un'alternativa?
[pag. 45]

Se, non corrisposti, amiamo un angelo, immaginando i piaceri che potrebbero derivarci dall'essere in paradiso insieme, non teniamo nella giusta considerazione un pericolo grave: come farebbe in fretta l'attrazione ad affievolirsi se quell'essere supremo cominciasse a ricambiare il nostro amore. Ansiosi di fuggire da noi stessi ci innamoriamo di una persona che è bella, intelligente e spiritosa tanto quanto noi siamo brutti, stupidi e noiosi. Ma che succede se questo essere perfetto un giorno si guarda intorno e decide di ricambiare il nostro amore? E' inevitabile una certa delusione: può essere davvero all'altezza delle nostre aspettative una persona che ha il cattivo gusto di apprezzare qualcuno come noi? Se per amare abbiamo bisogno di credere che l'amata sia in qualche cosa superiore a noi, non ne consegue un crudele paradosso quando ci ricambia l'amore? Siamo portati a chiederci: << Se lei/lui è davvero così speciale, com'è possibile che lei/lui ami qualcuno come me?>>
[pag. 52]

Assai prima di raggiungere l'intimità con l'essere che amiamo, può accaderci di provare la strana sensazione di averlo già conosciuto. E' come se l'avessimo incontrato da qualche parte, in un'altra vita forse, o nei nostri sogni. Nel Simposio di Platone, Aristofane spiega questa sensazione di familiarità con l'ipotesi che l'amato fosse la perduta e rimpianta <<altra metà>>, al cui corpo eravamo originariamente attaccati. All'inizio, tutti gli esseri umani erano ermafroditi, con schiena e fianchi doppi, quattro mani e quattro gambe e due facce sulla stessa testa, rivolte in direzione opposta. Questi ermafroditi erano così potenti e il loro orgoglio tanto arrogante che Zeus fu costretto a dividerli in due, una metà maschile e una femminile, e da quel giorno ogni uomo e ogni donna anelano a ricongiungersi con la metà dalla quale sono stati separati.
[pag. 64]

Due fattori determinano l'intolleranza: il concetto di giusto e sbagliato, e l'assunto che non si può lasciare che gli altri vivano nell'ignoranza. Quando, una sera, Chloe ed io cominciammo a discutere sui film di Eric Rohmer (lei li detestava, io li adoravo), dimenticammo che esisteva la possibilità che i film di Rohmer fossero, allo stesso tempo, belli e brutti, a seconda dello spettatore. La discussione si ridusse a un esercizio coercitivo per imporre all'altro il proprio punto di vista, anziché al riconoscimento della legittimità della divergenza. Alla stessa maniera, la mia avversione per le scarpe di Chloe non fu mitigata dal buonsenso di ammettere che, per quanto si potesse giustificare che a me non piacessero, non erano di per sé detestabili.
E' questo passaggio dal personale all'universale che ha qualcosa di tirannico, il momento in cui un giudizio personale è universalizzato e arbitrariamente esteso a una fidanzata o un fidanzato (o a tutti i cittadini di una nazione), il momento in cui l'affermazione io penso che è buono diventa io penso che è buono anche per te.
[pag. 78]

E' la bellezza che dà vita all'amore o l'amore che dà vita alla bellezza? Amavo Chloe perché era bella o lei era bella perché l'amavo? Circondati come siamo da un numero infinito di persone, è spontaneo chiederci (osservando la nostra innamorata che parla al telefono o se ne sta distesa difronte a noi nella vasca) perché il nostro desiderio si è concentrato su quel particolare viso, quella bocca, quel naso, quell'orecchio, perché sono proprio la curva di quel collo o la fossetta di quella guancia la risposta perfetta ai nostri criteri di eccellenza? Ogni amante ci offre, per il problema della bellezza, soluzioni diverse, eppure riesce a ridefinire la nostra estetica amorosa in un modo tanto originale e idiosincratico quanto il contorno del suo viso.
[pag. 83]

Il pericolo insito nella bellezza non canonica è che la sua precarietà rischia di enfatizzare il ruolo dell'osservatore. Perché quando l'immaginazione si stanca di quella fessura tra i denti, non resta che rivolgersi a un buon specialista in ortodonzia. Una volta che abbiamo collocato la bellezza nell'occhio dello spettatore, cosa succede se quell'occhio si rivolge altrove? Ma proprio questo limite era gran parte del fascino di Chloe. Il concetto soggettivo di bellezza fa dell'osservatore un essere meravigliosamente indispensabile.
[pag. 89]

<<Esistono persone che mai si sarebbero innamorate se non avessero avuto la notizia che questa cosa esiste>>, sentenziava La Rochefoucauld; la storia prova che era nel giusto. Dovevo portare Chloe in un ristorante cinese a Camden, ma una dichiarazione d'amore sarebbe stata forse più appropriata altrove, considerata la scarsa importanza che tradizionalmente la cultura cinese dà all'amore. Secondo lo psico-antropologo L.K. Hsu, mentre le culture occidentali sono <<individualiste>> e si concentra sui gruppi, piuttosto che sulla coppia e il suo amore. L'amore non è mai un fatto definito, è costruito e determinato dai diversi contesti sociali. Esiste una comunità, i Manu della Nuova Guinea, che non conosce la parola amore.
[pag. 94]

Diversamente dalla storia dell'amore, la storia della filosofia si occupa con immutato interesse della divergenza tra apparenza e realtà. <<Credo di vedere un albero fuori>>, ipotizza il filosofo, <<ma non è possibile che sia invece un'illusione ottica dietro la mia retina?>> <<Credo di vedere mia moglie, ma non è possibile che anche lei sia un'illusione ottica?>>, aggiunge, con un accento di speranza.
[pag. 106]

Qualunque sia il grado di felicità con la nostra compagna, l'amore per lei ci è di ostacolo (a meno di non vivere in una società poligamica) ad avviare altre relazioni romantiche. Ma perché ciò dovrebbe essere causa di frustrazione, se davvero la amiamo? Perché, se il nostro amore per lei è sempre vivo, dovremmo sentire come un limite tale condizione? Forse perché, nel risolvere il nostro bisogno di amare, non sempre riusciamo a risolvere il nostro bisogno di desiderare.
[pag. 133]

Se Chloe ed io continuammo, nonostante tutto, a credere di essere innamorati, era forse perché, in definitiva, i momenti di amore erano molto più significativi (per il momento almeno) dei momenti di noia o indifferenza. Eppure non dimenticavamo mai che ciò che avevamo scelto di chiamare amore poteva essere la semplificazione di una realtà molto più complessa, e in definitiva meno gradevole.
[pag. 143]

Perché non mi ami? è domanda altrettanto difficile (sebbene assai meno piacevole) dell'altra: Perché mi ami? In entrambi i casi, è una reazione al nostro difetto di controllo del meccanismo amoroso, dato che l'amore ci è arrivato come un dono, per ragioni che non riusciamo mai a capire veramente o a meritare. Nemmeno la risposta stessa ci è di grande aiuto, non essendo in grado di fornirci alcuna spiegazione o motivazione ad agire. La ragione non è in un rapporto causa-effetto, viene dopo il fatto, è solo una giustificazione per modificazioni più profonde, una superficiale analisi post hoc. Nel momento in cui poniamo tali domande, ci troviamo costretti a spingerci da un lato verso un'assoluta arroganza, dall'altro verso un'assoluta umiltà; non posso aver fatto niente. Cosa ho fatto per vedermi negato l'amore? protesta il tradito, reclamando arrogantemente il possesso di un dono che non è mai dovuto. A entrambe le domande, chi tiene in mano l'amore non può che rispondere: Perché tu sei tu - risposta che fa oscillare l'amato pericolosamente e imprevedibilmente tra l'esaltazione e la depressione.
[pag. 162]

La tracotanza di esigere l'amore si era manifestata solo adesso che non era ricambiato; ero rimasto solo con la mia passione, indifeso, senza diritti, al di là della legge, scandalosamente brutale nella mia pretesta: Amami! Per quale ragione? Avevo solo la solita meschina giustificazione: Perché io ti amo...
[pag. 179]

Disegnato su un altro grafico il resoconto della mia vita poteva apparire come una sequenza di picchi seguiti da depressioni sempre più profonde - la vita di un ero tragico, che pagava i suoi successi a un prezzo altissimo, fino alla vita stessa.
[pag. 185]

Se non accettiamo gli insegnamenti che l'amore ci ispira, continueremo felici a ripetere indefinitamente gli stessi errori, come mosche che ritornano dementi a picchiare contro i vetri delle finestre, incapaci di capire che il vetro, per quanto trasparente, non può essere attraversato. Non ci sono forse delle verità elementari che è necessario imparare, frammenti di saggezza che potrebbero evitarci qualche entusiasmo eccessivo, qualche dolore, qualche amara delusione? Non è legittima ambizione acquisire un po' di prudenza nelle faccende amorose, così come lo si può fare per una dieta, per la morte o il denaro?
[pag. 203]

Reso pessimista dalle intrattabili pene d'amore, decisi allora di prenderne le distanze. Se non poteva essermi di aiuto il positivismo romantico, l'unica saggezza vera era la stoica decisione di non innamorarmi più. Mi sarei quindi ritirato in un simbolico monastero, senza vedere nessuno, vivendo frugalmente e dedicandomi a studi severi. Lessi con ammirazione storie di uomini e donne che avevano voltato le spalle alle distrazioni terrene, fatto voto di castità e passato la vita in monasteri e conventi. C'erano storie di eremiti che avevano trascorso quaranta o cinquant'anni in caverne in mezzo al deserto, vivendo soltanto di radici e bacche, non parlando né vedendo mai altro essere umano.

Una sera, però, seduto a un pranzo, perso negli occhi di Rachel che mi parlava del suo lavoro, rimasi folgorato nel capire con quanta facilità avrei rinunciato alla filosofia stoica per ricadere in tutti gli errori già commessi con Chloe. Se avessi continuato ad osservare la chioma di Rachel acconciata in un'elegante crocchia, o il garbo con cui usava coltello e forchetta, o la profondità dei suoi occhi azzurri, mi rendevo conto che non avrei superato indenne la serata.
[pag. 210]

Capii che era necessario redigere una più complessa lezione, che fosse in grado di affrontare le incompatibilità dell'amore manipolando il bisogno di saggezza con la sua probabile inefficacia, manipolando l'idiozia dell'infatuazione con la sua ineluttabilità. L'amore andava valutato senza voli di ottimismo o pessimismo dogmatici, senza costruire una filosofia in base ai propri timori, o un'etica in base alle proprie delusioni. L'amore trasmetteva alla mente analitica una certa umiltà, l'insegnamento che per quanto strenua fosse la sua lotta per la conquista di certezze stabili (elencandone le conclusioni in serie ordinate) l'analisi non sarebbe mai stata esente da crepe - e quindi mai si doveva abbandonare la strada dell'ironia.
Simili insegnamenti apparvero ancora più rilevanti quando Rachel accettò il mio invito a cena la settimana successiva, e il pensiero di lei cominciò a diffondere tremori in quella regione che i poeti hanno chiamato cuore, tremori che, ne ero conscio, significavano una cosa sola: che ancora una volta avevo cominciato a innamorarmi.
[pag. 211]



Ultimo aggiornamento: 19 marzo 1999 
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