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Gabriel Garcìa Marquez
Dell'amore e di altri demoni I miti Mondadori, Verona, 1995 [...] Non si saziarono di parlare dei dolori dell'amore. Si spossavano di baci, declamavano piangendo con lacrime vive versi da innamorati, si cantavano all'orecchio, sguazzavano in pantani di desiderio fino al limite delle loro forze: esausti ma vergini. Perché lui aveva deciso di rispettare i suoi voti finché non avessero ricevuto il sacramento, e lei lo assecondava. Nelle pause della passione si scambiarono prove eccessive. Lui le dise che sarebbe stato capace di qualsiasi cosa per lei. Sierva Marìa gli chiese con una crudeltà infantile che mangiasse per lei uno scarafaggio. Lui lo acchiappò prima che lei potesse impedirglielo, e se lo mangiò vivo. Durante altre sfide dementi lui le domandò se si sarebbe tagliata la treccia per lui, e lei disse di sì, ma lo avvisò per scherzo o sul serio che in tal caso avrebbe dovuto sposarla per rispettare la condizione del voto. Lui portò nella cella un coltello da cucina, e le disse: "Vediamo se è vero". Lei gli volse la schiena affinché lui potesse tagliargliela alla radice. Lo incitò: "Coraggio". Non ne ebbe il coraggio. Qualche giorno dopo, lei gli domandò se si sarebbe lasciato sgozzare come un capretto. Lui disse di sì con fermezza. Lei prese il coltello e si dispose a far la prova. Lui sobbalzò di terrore col brivido finale. "Tu no" disse. "Tu no". Lei, morta dal ridere, volle sapere perché, e lui le disse la verità: "Perché tu sì che ne saresti capace". Nelle gore della passione cominciarono a godere pure dei tedi dell'amore quotidiano. Lei teneva la cella pulita e in ordine per quando lui arrivava con la naturalezza del marito che rincasava. Cayetano le insegnava a leggere e a scrivere e la iniziava al culto della poesia e alla devozione per lo Spirito Santo, in attesa del giorno felice in cui sarebbero stati liberi e sposati. |
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