|
Michail Bulgakov
Il Maestro e Margherita Einaudi, Torino, 1996 [...] Per un certo tempo, il silenzio del balcone fu interrotto soltanto dal canto dell'acqua nella fontana. Pilato vedeva la parte superiore del getto alzarsi piatta sullo zampillo, infrangersi ai bordi e ricadere a rivoli. Il prigioniero parlò per primo: - Vedo che è successo un guaio per colpa di quello che ho deto a quel giovane di Kiriat. Io, egemone, ho il presentimento che gli succederà una disgrazia, e mi fa molta pena. - Io credo, - rispose il procuratore con uno strano sogghigno, - che c'è al mondo un'altra persona che ti dovrebbe fare più compassione che Giuda di Kiriat, perché le toccherà una sorte ben peggiore di quella di Giuda!... Dunque, secondo te, Marco l'Ammazzatopi, boia freddo e convinto, la gente che, come vedo, - il procuratore indicò il viso deturpato di Jeshua, - ti ha picchiato per le tue prediche, i briganti Disma e Hesta, che coi loro complici hanno assassinato quattro soldati, e infine quello sporco traditore di Giuda, sono tutti buona gente? - Sì, - rispose il prigioniero. - E verrà il regno della verità? - Sì, egemone, - rispose convinto Jeshua. - Non verrà mai! - gridò a un tratto Pilato con voce così terribile che Jeshua barcollò - Criminale! Criminale! Criminale! - Poi, abbassando la voce, chiese: - Jeshua Hanozri, tu credi negli dei? - Dio è uno, - rispose Jeshua, - io credo in lui. - Allora prega! Prega fortemente! Del resto... - qui Pilato arrochì - non ti servirà. Hai moglie? - chiese malinconicamente il procuratore, senza capire che cosa gli stesse succedendo. - No, sono solo. - Odiosa città... - borbottò a un trato il procuratore, e le sue spalle ebbero un brivido come se avesse freddo, si fregò le mani come se le stesse lavando, - se ti avessero ammazzato prima del tuo incontro con Giuda di Kiriat, davvero, sarebbe stato meglio. - E tu lasciami andare, egemone, - chiese inaspettatamente il prigioniero, e la sua voce divenne inquieta, - vedo che mi vogliono uccidere. Il volto di Pilato fu deformato da un crampo; egli voltò verso Jeshua i suoi occhi infiammati, coperti di venuzze rosse, e disse: - Tu credi, disgraziato, che un procuratore romano lasci libero un uomo che ha detto le cose che hai detto tu? Oh, numi! O credi che io sia pronto a prendere il tuo posto? Non condivido le tue idee! E ascoltami: se da questo momento tu pronuncerai anche una sola parola, se ti rivolgi a qualcuno, guardati da me! Ripeto, stai attento! - Egemone... - Silenzio! - gridò Pilato, e con uno sguardo furioso seguì la rondine che era di nuovo volata nel balcone. - Venite! - esclamò Pilato. [...] Jeshua era più fortunato degli altri due. Sin dalla prima ora fu colto da svenimenti, poi perse definitivamente la conoscenza e lasciò penzolare la testa col turbante sfasciato. Perciò mosche e tafani lo avevano completamente ricoperto di modo che il suo volto era scomparso sotto una brulicante maschera nera. All'inguine, sul ventre e sotto le ascelle si erano posati grassi tafani che succhiavano il giallo corpo nudo. Ubbidendo ai gesti dell'uomo col cappuccio, uno dei boia prese una lancia, l'altro portò vicino al palo un secchio e una spugna. Il primo alzò la lancia e picchiettò prima un braccio, poi l'altro, di Jeshua, tesi e legati con delle corde alla traversina del palo. Il corpo dalle costole sporgenti ebbe un sussulto. Il boia passò l'estremità della lancia sul ventre. Allora Jeshua sollevò la testa, e le mosche, ronzando, si alzarono in volo, scoprendo il suo volto enfio di punture, con gli occhi gonfi: un volto irriconoscibile. Disserrando le palpebre, Hanozri guardò in basso. I suoi occhi, di solito limpidi, erano velati. - Hanozri! - disse il boia. Hanozri mosse le labbra tumefatte e replicò con rauca voce da ladrone: - Che vuoi? Perché sei venuto da me? - Bevi! - disse il boia, e la spugna imbevuta d'acqua si alzò sulla punta della lancia fino alle labbra di Jeshua. La gioia brillò nei suoi occhi: egli incollò la bocca alla spugna e si mise a succhiare avidamente l'acqua. Dal palo vicino giunse la voce di Disma: - Ingiustizia! Sono un ladrone come lui! Una nuvola di polvere coprì il ripiano e scese un gran buio. Jeshua si staccò dalla spugna e, cercando di render dolce e convincente la sua voce, e non riuscendovi, pregò raucamente il boia: - Dagli da bere. Si faceva sempre più buio. La nuvola aveva ormai coperto mezzo cielo, slanciandosi verso Jerushalajim, bianche nubi spumeggianti correvano davanti alla nuvola nera piena di acqua e di fuoco. Proprio sopra la collina scoppiò un lampo e tuonò. Il boia tolse la spugna dalla lancia. - Glorifica il generoso egemone! - sussurrò solenne e con un lieve movimento punse Jeshua al cuore. Questi sobbalzò e sussurrò: - L'egemone... Il sangue colò sul ventre, la mascella inferiore ebbe uno scatto convulso e la testa ricadde penzoloni. [...] L'oscurità coprì Jerushalajim [...] |
|
|