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Charles Bukowski
Donne TEADUE, Cuneo, giugno 1998 "Avevo cinquant'anni e non andavo a letto con una donna da quattro. Non avevo amiche. Guardavo le donne per la strada o dovunque le vedessi, ma le guardavo senza desiderio e con un senso di inutilità. Mi masturbavo regolarmente, ma l'idea di avere rapporti con una donna - anche non sessuali - era una cosa che non riuscivo nemmeno a immaginare. Avevo una figlia di sei anni nata illegittima. Viveva con la madre e io pagavo per il suo mantenimento. Ero stato sposato parecchi anni prima, quando ne avevo trentacinque. Quel matrimonio era durato due anni e mezzo. Mia moglie aveva chiesto il divorzio. Ero stato innamorato una volta sola. Lei era morta di alcolismo acuto. Era morta a quarantotto anni quando io ne avevo trentotto. Mia moglie aveva dodici anni meno di me. Credo che anche lei ormai sia morta, ma non sono sicuro. Mi ha scritto lunghe lettere a Natale per sei anni dopo il divorzio. Non le ho mai risposto..." Così inizia il libro, il tono è questo e rimane lo stesso per tutto il libro. L'autore lo si ama o lo si odia... io credo di amarlo. Lo amo per le banalità che scrive... sono troppo vere, troppo ovvie, troppo semplici per non colpire. Più avanti scrive: "Non dimenticai la data. Litigare con Lydia e avere una scusa per starmene per i fatti miei non era mai un problema. Io ero un solitario di natura, mi bastava vivere con una donna, mangiare con lei, dormire con lei, andare in giro con lei. Non volevo parlare, non volevo andare da nessuna parte se non alle corse o agli incontri di boxe. Non capivo la TV. Mi sentivo stupido a sborsare i soldi per andare al cinema e star seduto in mezzo alla gente a dividere le loro emozioni. Le feste mi davano la nausea. Odiavo i giochetti, le stronzate, i flirt, i bevitori da strapazzo, gli attaccabottoni. Ma le feste, le chiacchiere, il ballo mandavano su di giri Lydia. Si considerava una bomba del sesso. Ma era un po' troppo ovvia. Così spesso i litigi nascevano dallo scontro tra il mio non-voglio-vedere-nessuno e il suo voglio-vedere-più-gente-possibile." .. contraddittorio non trovi? Prima nessuno rapporto con le donne, poi una necessità. Ma in fondo così è la vita, la contraddizione è uno stato di essere, è l'essenza di Bukowski. "Mindy mi si strusciò addosso e mi baciò. Fu un lungo bacio. Mi venne l'uccello ritto. Negli ultimi tempi avevo preso un sacco di vitamina E. Avevo le mie idee sul sesso. Ero sempre allupato e mi masturbavo in continuazione. Facevo l'amore con Lydia poi tornavo a casa e la mattina dopo mi masturbavo. L'idea del sesso come cosa proibita mi eccitava, mi faceva perdere la testa. Era come un animale che ne pugnalasse un altro per sottometterlo. Quando venivo mi sembrava di farlo alla faccia della decenza, sperma bianco che colava sulle teste e sull'anima dei miei genitori morti. Se fossi nato donna avrei certamente fatto la prostituta. Dato che ero nato uomo, impazzivo per tutte le donne, e più erano volgari meglio era. Eppure le donne - le donne che valevano qualcosa - mi spaventavano perché finivano col volere la mia anima, e io volevo tenere per me quello che ne restava. Di solito andavo matto per le prostitute, le donne da poco, perché erano dure e insopportabili e non chiedevano niente. E quando se ne andavano non perdevo niente. Eppure desideravo con tutto me stesso una donna dolce, buona, nonostante il prezzo tremendo che sapevo di dover pagare. In entrambi i casi ero perduto. Un uomo forte avrebbe lasciato perdere. Io non ero forte. E così continuavo a lottare con le donne, con l'idea stessa di donne." Le donne, le donne che Bukowski ama e desidera, sono donne che valgono qualcosa. Occorre coraggio per amarle, il prezzo da pagare è alto, troppo alto per un uomo debole... l'uomo debole paga con la sua anima. L'uomo forte paga in denaro. "Finimmo di bere e andammo a prendere i bagagli di Katherine. Parecchi uomini tentarono di attirare la sua attenzione, ma lei camminava vicino a me, tenendomi per un braccio. Pochissime belle donne mostravano volentieri in pubblico di appartenere a qualcuno. Avevo conosciuto abbastanza donne da rendermi perfettamente conto di questo. Le accettavo per quello che erano, e l'amore veniva di rado e a fatica. Quando veniva di solito, era per ragioni sbagliate. Ci si stancava semplicemente di trattenere l'amore e lo si lasciava andare perché aveva bisogno di andare da qualche parte. Era allora, di solito, che cominciavano i guai." "C'è solo un problema, con gli scrittori. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende molte, molte copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende un buon numero di copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende pochissime copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono non viene pubblicato e non hanno i soldi per farlo pubblicare a loro spese, allora pensano di essere veramente il massimo. La verità, comunque, è che di grandi scrittori ce n'è pochi. Ma si può star sicuri che gli scrittori peggiori sono quelli maggiormente convinti della propria grandezza, meno dubbiosi. Comunque, gli scrittori erano da evitare e io cercavo di evitarli, ma mi era quasi impossibile. Speravano in una specie di legame fraterno, di corrente segreta che ci unisse. Niente di tutto questo aveva a che fare con lo scrivere, niente di tutto questo era di qualche aiuto, quando ci si metteva alla macchina da scrivere." "Ecco il problema di chi beve, pensai, versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa." Ecco poi cosa dice, più avanti, dell'amore: "L'amore va bene per quelli che riescono a sopportare il sovraccarico psichico. E' come trasportare sulle spalle un bidone pieno di spazzatura oltre un fiume di piscio in piena. [...] L'amore è una forma di pregiudizio. Io ne ho già troppi." [...] Presi la bottiglia e andai in camera mia. Mi spogliai, tenni le mutande e andai a letto. Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana. India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d'orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d'azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, Meditazione Trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire. Era bello avere una scelta. Io l'avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano il fatto loro." E tu, tu che scelta hai fatto? Più avanti poi dirà: "Vivere fino alla morte è già una gran fatica" "Che cosa pensi delle donne?" mi chiese. "Non sono abituato a pensare. Le donne sono tutte diverse. Fondamentalmente sono una combinazione di quando c'è di peggio e di quanto c'è di meglio al mondo... magiche e terribili. Sono contento che esistano, comunque." "Come le tratti?" "Loro trattano me meglio di quanto io tratti loro" "E credi che sia giusto?" "No, ma è così" "Sei sincero" "Non del tutto" "Pensai alle rotture, e com'erano difficili, ma d'altra parte di solito bisognava rompere con una donna per incontrarne un'altra. Dovevo assaggiarle, le donne, per conoscerle davvero, per entrare dentro di loro. Gli uomini potevo inventarmeli, dato che ero uno di loro, ma mi era quasi impossibile inventare e scrivere qualcosa su una donna se non la conoscevo davvero. E così le studiavo, le esploravo, e scoprivo esseri umani, in quei corpi. Lasciavo perdere il lavoro. Il lavoro diventava molto meno importante della storia che vivevo, finché la vivevo. Il lavoro era solo lo strascico. Un uomo non doveva avere una donna per sentirsi quando più possibile reale, ma conoscerne qualcuna non guastava. Così quando la storia cominciava ad andar male, imparava cosa volesse dire sentirsi veramente solo e sconvolto, e capiva che cosa avrebbe dovuto affrontare quando sarebbe arrivata la fine." "Il mercoledì sera ero all'aeroporto ad aspettare Iris. Stavo lì seduto e guardare le donne. Nessuna di loro... tranne un paio... reggeva il confronto con Iris. Dovevo essere stato bacato nel cervello: pensavo sempre al sesso. Tutte le donne che guardavo me le immaginavo a letto. Era un modo divertente di passare il tempo all'aeroporto. Le donne: mi piacevano i colori dei loro vestiti; il loro modo di camminare; l'espressione crudele di certe facce; qualche volta la bellezza quasi pura di altre, completamente e deliziosamente femminili. Ci fregavano sempre: sapevano programmare e organizzarsi. Mentre gli uomini guardavano le partite di football e bevevano birra e giocavano a bowling, loro, le donne, pensavano a noi, si concentravano, studiavano, decidevano... se prenderci, scartarci, cambiarci, ucciderci o semplicemente lasciarci. Alla fine non aveva molta importanza; qualunque cosa facessero, finivamo soli e picchiati nel cervello." ... per finire, non è un libro eccezionale, non è scritto nemmeno troppo bene. Ciò che è sconcertante sono le tante banalità troppo vere, talmente banali e talmente vere da passare inosservate troppo spesso. |
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