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Junichiro Tanizaki
La chiave Bompiani, Milano, 1963 [...] ...Il ventisette febbraio mio marito diceva: "Dopo tutto avevo ragione!" Ikuko tiene un diario" ... "Ne ho avuto il sospetto qualche giorno fa." Sono certa che lo sapeva da molto tempo, e che lo leggeva di nascosto. naturalmente io avevo scritto: "Non voglio compiere l'errore di fargli sospettare che tengo il diario." - "Una donna come me, che non vuole aprire agli altri il suo cuore, ha bisogno di parlare almeno con se stessa." Ma mentivo, volevo che lui leggesse. E' anche vero che volevo "parlare con me stessa", ma tenevo il diario per farlo leggere anche a mio marito. Tanta segretezza - la carta di gampi, il sigillo, lo scotch eccetera - altro non era se non il mio modo di affrontare la cosa. Per questo lui mi canzonava, ma faceva altrettanto. Sapevamo benissimo che l'uno leggeva il diario dell'altra, eppure creammo ostacoli d'ogni sorta, perché fosse tanto più difficile e incerto. Preferivamo restare nel dubbio. Alimentavo così non solo i gusti miei, ma anche i suoi. [...] A chi non è successo di scrivere qualcosa per se stessi, da tenere e custodire segretamente; eppure la si scrive sempre per qualcuno e in fondo in fondo il nostro desiderio più grande è fargliela leggere, ma non sempre se ne ha il coraggio. |
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