Andrea Di Gregorio
Tutto di Lei
Salani, Firenze, 1998

[...] iniziai a comportarmi con una certa circospezione, con particolare cautela sia nel mio rapporto con Maria, sia nel trattare con le cose di tutti i giorni. Lei se ne accorse, e un giorno mi sussurò: "Non badare troppo a quello che fai. Usa il mio corpo come la terra su cui cammini, come l'aria che respiri, come l'acqua che bevi. Non puoi temere di premere troppo la terra su cui cammini e, se la ami veramente, la percorrerai di corsa, felice di lasciare le tue impronte su di essa. Non puoi controllare il tuo respiro per rispettare l'aria. Se lo facessi, in quello stesso istante la spontaneità della respirazione si perderebbe, e andresti in affanno. Il rispetto più alto che puoi dimostrare per l'acqua è berla avidamente, lasciando che scorra sul tuo mento, e poi lavarti il viso e la testa con essa."
"Ma vorrei che anche tu godessi del mio tocco; vorrei assecondare le tue sensazioni, pensare a te" replicai.
"Non farlo" rispose Maria. "Se vuoi che goda, non pensare di farmi godere; se vuoi assecondare veramente le mie
sensazioni, non assecondarle. In realtà, se non ti proporrai nessuno scopo vedrai accadere un miracolo: ogni tuo scopo, ogni tuo obiettivo si realizzerà."

[...] "Io credo che solo l'amore possa comprendere veramente il mondo. E che sia amore di qualsiasi cosa. Amore per la scienza, amore per l'arte, amore per il proprio lavoro, amore per la natura. Ma tra tutti gli amori a me sembra che quello che meglio di ogni altro riesce ad arrivare a comprendere il mondo sia quello che nutriamo verso la persona che ci sta accanto, e che ci ama come noi l'amiamo. A Dio si può arrivare meglio in due."
"Ma Dio non è in cielo?" chiesi, come un bimbo stupito,frastornato. Maria mi baciò intensamente, con passione. E nella sua bocca, conobbi la risposta.

[...] E questa consapevolezza, per una volta, accresceva il piacere e il senso di unione, invece di diluirlo di allontanarlo. I fremiti, il sapore, l'ardore, i sospiri di Maria erano un grande dono che lei mi faceva mentre mi dedicavo al suo corpo. E anch'io godevo profondamente della dedizione di Maria, anche se all'inizio, nel vederla china su di me, intenta a darmi piacere con la bocca o con le mani, avevo provato un grande imbarazzo, un senso di disagio dal quale era stata lei a trarmi. "Non sfuggire al piacere che ti do. Non sottrarmi il piacere che mi dai, guardandoti" mi disse. Ecco dunque che, a volte, uno dei due si perdeva totalmente, misticamente nell'orgasmo, mentre l'altro manteneva vigile la sua attenzione proprio per permettergli di smarrire la coscienza. "Ecco a cosa servono la ragione, la coscienza" capii all'improvviso. "Entrambe hanno senso solo se riescono a condurre all'incoscienza, all'estasi".

[...] "No, non credo che la sofferenza sia un male. Piuttosto è l'altra faccia del piacere, la base da cui il piacere spicca il volo verso l'alto. Ci hai mai pensato? Se non ci fosse il dolore non ci sarebbe neppure il piacere. Come si farebbe a distinguerlo? No, non credo che potrei avere l'uno senza l'altro. E poi, non voglio rinunciare a nulla del mio mondo. Neppure alla sofferenza. Mi fa sentire la vita che pulsa."

[...] "E allora di cosa dobbiamo aver pudore?" le chiesi. "Non saprei, in verità" rispose senza muoversi, godendo degli ultimi barlumi del tramonto. "Forse dei pensieri. Ma non perché ci siano pensieri di cui ci si debba vergognare. Non credo che ne esistano. Piuttosto perché a volte i pensieri possono ferire, o forse interferire, anche perché magari si tratta di pensieri provissori, imperfetti, che quindi è meglio tenere per sé.
Ma il corpo è innocente."



Ultimo aggiornamento: 19 marzo 1999 
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