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Racconti italiani

La critica comincia con la grammatica

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Viviamo in un'epoca nella quale le parole vengono progressivamente svuotate, in cui il loro significato viene sostituito da contenuti più innocui e dai contorni meno precisi.



"Quando una società si corrompe, a imputridire per primo è il linguaggio. La critica della società, quindi, inizia con la grammatica e il ristabilimento dei significati" (Octavio Paz, Posdata).



E come non essere d'accordo in una società nella quale le parole vengono progressivamente svuotate, in cui il loro significato viene sostituito onde rendere innocue le parole più "pericolose"?

In un'epoca di ossimori, in cui pure l'ossimoro è diventato di moda (vedi il più eclatante di tutti: "politicamente corretto"), si riesce a non dire nulla fingendo di aver detto qualcosa e, per di più, con l'alibi pseudo-etico fornito dal buonismo dilagante.

Compito dello scrittore è anche recuperare le parole, ristabilire il loro significato, non permettere che questo venga avvilito dalla decostruzione di matrice politico-economico-televisiva, affinché sia ancora possibile abitare il nostro futuro senza doverci affidare a neolingue di orwelliana memoria.

Perché, se la cultura è l'identità di un popolo, quell'identità passa necessariamente anche attraverso il linguaggio con cui si comunica, e più questo sarà impoverito, più ci allontaneremo dalla nostra identità assumendo quella di cittadini del consumo globale, cioè di schiavi.

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